Il titolo riassume la sintesi della marcia indetta per oggi a Torino, con lo scopo dichiarato di tutelare posti di lavoro e diritti messi in discussione. Una Cgil che “marcia” da sola, da Piazza Vittorio Veneto, costeggiando poi via Po con arrivo a Piazza Castello. Ora di partenza: 9,30. Tutto questo mentre a Roma, nei palazzi, da un paio di giorni ormai non si fa altro che predisporre bozze per un disegno di legge sulla “riforma” del diritto allo sciopero. Tutelare il lavoro affermavo, ma questa affermazione, o meglio, quel concetto, appare oggi sempre più un concetto valvola, un concetto “flessibile” come è appunto per molti il lavoro; concetto valvola perché per tante persone il lavoro non c’è, e per altri o altre si allontana sempre più. Penso ad alcuni amici visti presso il gruppo regionale nei giorni scorsi, dove gli amici di Rifondazione Comunista, in particolar modo Juri Bossuto, si sono dati un gran da fare per cercare di capire la situazione di alcune fabbriche e allo stesso tempo trovare il modo più idoneo per non lasciare soli compagni e compagne in questi momenti davvero tragici, vittime di questa non facile congiuntura economica, e non solo. Penso ai compagni della Indesit, della Cabind e della Bertone, incontrati con i loro carichi di sofferenze lungo il viaggio per la manifestazione di Roma, e, come detto, presso gli amici di Rifondazione, al gruppo. Penso agli amici di “scompartimento” della Skf che incontrerò nuovamente.
La Cgil “marcia da sola”, titolava un quotidiano ieri nelle pagine di cronaca (La Repubblica), ma come altre volte ho ribadito, “meglio avere un nemico chiaro che un amico ambiguo”, quindi, va bene così. Rimaniamo gli unici a ribadire che si deve fare di più, in una regione come la nostra dove 50 mila lavoratori ogni mese sono collocati in cig, 28 mila in mobilità e altri 125 mila precari a cui quest’anno non verrà rinnovato il contratto. 200 mila le persone implicate nella crisi. Numeri, sempre freddi, che a volte nascondono persone in carne ed ossa non menzionate. Ad esempio, proprio in questo periodo, molti precari della scuola hanno lasciato il posto perché con contratto articolo 40. (Avevo accennato, insieme ad una interrogazione di Bossuto in consiglio regionale alla precarietà dei collaboratori scolastici: nella scuola dove lavoro, dopo tanti mesi in cui mancavano due dipendenti, finalmente, sono arrivati i sostituti: a febbraio, un po’ tardi, vero? Nei mesi precedenti, siamo rimasti senza colleghi a compiere anche il loro lavoro; forse questo blog non merita l’attenzione dei giornalisti perché non è scritto dall’Arcivescovo (grande enfasi sul giornale locale), né perché “non dà notizia”, nel senso che non sono “forti” da poter permettere il “dilagare a dismisura la notizia stessa,” o, forse perché “tanto i collaboratori scolastici” la notizia l’hanno fatta “già” nel mese di dicembre; se poi è la salute a rischio, perché i carichi di lavoro sono doppi, non fa nulla: ormai il concetto di “fannulloni è entrato nel linguaggio comune, quindi il disinteresse di molti è giustificato.
Oggi si prepara una grande marcia per il lavoro e per i diritti (come riportato nell’articolo de La Stampa di ieri “La Cgil urla la rabbia di 200 mila posti a rischio”, di Marina Cassi), che “sono coinvolti dalla crisi 200 mila piemontesi”. Un numero enorme ma che non fa perdere la voglia a tantissimi operai e non solo di tornare in piazza e urlare la propria rabbia, per la propria condizione. Fino a ieri le adesioni erano tantissime . La voglia di tornare in piazza è grande, tanto quanto lo era nei giorni precedenti la manifestazione di Roma.
E poi, la voglia di tutelare anche la Costituzione e diritti garantiti come il diritto allo sciopero è grande. La paura di svolte autoritarie è enorme.
Questa mattina quindi, dopo essermi svegliato presto, ho fatto un salto presso il giornalaio, dove avevo appuntamento con un operaio della Indesit, abitante nella mia stessa circoscrizione. Insieme ci siamo recati a Piazza Vittorio, dove io avevo appuntamento con gli amici di partito della Rifondazione Comunista. Lungo il tragitto abbiamo incontrato Giorgio Airaudo, con il quale abbiamo scambiato velocemente qualche parola.
Durante il corteo ho incontrato vari gruppi con i propri striscioni; fra questi, Rsu Thyssenkrupp Acciai Speciali Terni, Torino; Federazione Italiana Lavoratori Trasporti Cgil Torino; Cgil Camera del lavoro di Cuneo; Cgil Funzione Pubblica Agenzia fiscali Piemonte; la Regione Piemonte; Ente Provincia di Torino Cgil Funzione Pubblica; lo striscione già visto anche a Roma, Funzione Pubblica Torino; Fillea Cgil Piemonte; Borsci “maestri del fallimento”; Flai Cgil Consiglio di Fabbrica Streglio; Flc Cgil; Tessili abbigliamento; Cigl Fiom Iveco Area tecnica Torino; Cigl Fiom Spa Stura; Rsu Fiom Microtecnica Torino; Lavoratori Fiom Pininfarina; Fiom Cgil Bertone; Fiom Fiat Mirafiori; Le Metalmeccaniche; Rsu Key Plastics Beinasco; Rsu Filcem Cigl Pierlli Settimo; Gruppo Skf Airasca Torino; Lavoratori Cabind; Coordinamento immigrati Cgil Pinerolo e tanti, tantissimi altri.
Rimando ad alcune foto fatte ai cartelli o striscioni particolarmente significativi.
Immenso piacere aver visto il segretario nazionale di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero in compagnia del segretario della federazione della rifondazione comunista di Torino Patrito.
La presenza oggi era indispensabile non solo per dare concretezza e spessore al corteo “contro la crisi una soluzione c’è: lavoro e contratti”, ma, anche, per fermare gli strappi alla democrazia. Come afferma Rinaldini: l’obiettivo è arrivare ad una modificazione materiale della Costituzione. Strappo dopo strappo si andrà verso una svolta autoritaria.
Per quanto mi riguarda, seppur in un contesto di emergenza, crisi, in cui si ha poca voglia di ridere o scherzare, mi ha fatto molto piacere aver rincontrato, esser chiamato come uno di loro, compagni di lavoro, gli amici della Skf di Airasca. Prima di incontrare loro, qualcuno mi ha chiesto come mai, nonostante gli studi, l’occupazione che ricopro è precaria e non rispondente alle mie aspirazioni. Ho pensato alla mia situazione, che non evidenzia una mobilità sociale e nonostante ciò non perdo la voglia di approfondire o studiare per cercare valide alternative alla posizione attuale. Ho rivisto mentalmente a quando sia difficile trovare una casa editrice che abbia voglia di pubblicare, gratis, un volume, come è capitato al mio collega ing. Capano Domenico, seppur - poi – collocato nel web e, scelto come testo di riferimento dall’università di Chieti-Pescara; ho visto come l’amico Maurizio, con un 110 e lode, si trovasse ancora in piazza a manifestare con noi, per un lavoro che non ha, e che per sperare continua a frequentare un corso di specializzazione: laurea che adesso hanno fatto diventare punto di partenza e non più punto di arrivo come lo è stata per anni nel pensiero popolare e nella realtà lavorativa. Ho pensato ad una amica, che dopo il suo dottorato, post dottorato, Usa, Australia, ancora non riesce a trovare una collocazione consona alla sua professione, lontana dalla sorella Elena e dai suoi genitori; ho pensato a mio fratello, laureato, e precario anche lui. Ho pensato: che cosa succederà in futuro, in questa società caratterizzata dal capitalismo così spinto, dove lo sviluppo pare non abbia limite? Ho ripensato a tutte quelle persone e a quante non erano presenti alla manifestazione, e mi sono chiesto cosa potrà capitare a me, a noi, che ci inseriamo in questa piazza, che è Italia, e che il capitalismo ha contribuito a identificarci non per via “simbolica” quanto per “via consumistica”? Dovevo e dobbiamo essere presenti in ogni piazza per opporci al disegno dell’egemonia del consumo che ha reso obsoleti i vecchi rapporti. Per questo, ho trovato enorme gioia nel rivedere tanti visi visti a Roma, ma ancor prima, che hanno segnato l’inizio di una nuova relazione, di amicizia e solidarietà.






















Grazie Romano,
per l’articolo, per le immagini che hai inserito nel Blog e per la tua umanità e solidarietà che hai nei confronti del prossimo, e con tutti i compagni.
Penso, anzi, sono arci-convinto, che in questa fase politico-economica e di “miscredenza” e disillusione nei rappresentanti istituzionali (di qualunque parte politica provengano ed a maggior ragione, stranamente, di quelli che si rifanno ai valori dell’uguaglianza sociale) tu sia la persona adatta a poter rappresentare le istanze dei lavoratori italiani in Europa. Se il partito scegliesse la tua persona, compirebbe quel salto di qualità: dal virtuale televisivo al reale delle persone con tutte le loro gioie e dolori. Abbiamo perso troppo consensi negli ultimi dieci anni con le puntatine nei “Salotti bene, le chiacchiere sui lavoratori in TV e l’assenza sui loro luoghi di lavoro”. È l’unione del virtuale e reale e la coerenza dei comportamenti nella società di tutti i santi giorni della settimana la via del successo, la via del consenso elettorale, la via per essere un leader. Quest’ultime caratteristiche ti appartengono Dunque, penso, che il partito sceglierebbe con te una Persona con un’elevata sensibilità ed intelligenza, che sa come si suda il pane, e che non lo ha dimenticato anche con due lauree in mano. Gli altri numeri a livello estetico non ti mancano di sicuro.
Sei il mio candidato per le elezioni politiche europee 2009, sei il candidato che tanti lavoratori, (spero lo possano capire i dirigenti del Prc), aspettano, dal 1984, da tanto tempo come il messia che avevamo.
Questa foto è emblematica e sunto di quanto ho scritto: http://romanoborrelli.files.wordpress.com/2009/02/marcia-lavoro-crisi-romano-e-compagni.jpg
Con stima
Daniele S.
[...] una partecipazione, direi quotidiana ai miei pensieri a cui dono forma in questo Blog. La tua proposta o auspicio è per me gratificante, direi è un pieno di autostima; la tua proposta di una mia [...]
Sono senza parole per la frase: Borsci “maestri del fallimento”. Ma questa é l’Italia dei mascalzoni? Non di quelli che perdono tempo bighellonando in giro in cerca di loschi affari, ma quelli che pur essendo assenteisti e mal capaci di rendere hanno avuto garantito un posto di lavoro. Anche se per breve tempo la famiglia Borsci ha risollevato dalle ceneri la Streglio mettendoci il frutto di anni e anni del proprio lavoro e non bruscolini come hanno fatto altri imprenditori sostenuti da agevolazioni statali. Saper scrivere non è solo carta e penna ma é anche avere il coraggio di dire la verità. In questo blog di verità c’è solo questa grande rabbia che la corrente politica accende, forse per dissimulare la propria incapacità di operare lealmente. Sia ben chiaro che non ho risposto perché ho un interesse politico, ma bensì perché conosco a fondo la famiglia Borsci e credetemi sono persone buone, semplici e cresciuti con sani principi. Resto in attesa di un Vostro esame di coscienza. Distinti saluti. Carla M.
Ti ringrazio comunque che hai avuto la pazienza di leggere. Hai ragione che non è sufficiente scrivere, e non mi ritengo una persona “capace di scrivere bene”, pero’, se tu avessi letto attentamente, quella era la cronaca di una giornata, con un elenco di striscioni e cartelli, e fra i cartelli vi era anche quello, che io ho elencato con un “virgolette”, in quanto non era materialmente un mio pensiero, nè tantomento un cartello che mi ero portato da casa…ci mancava solo piu’ quello!!!. In ogni caso, grazie del tuo commento, tutto, in forme educate, è costruttivo.