L’interesse personale mi porterebbe ad essere, ora, appena terminato il mio lavoro, nelle Langhe, ad Alba, per l’ultimo saluto a Paolo, che idealmente ho dato; questo anche per l’amore per la storia, e il senso di riconoscimento che serbo verso personaggi che hanno fatto e fanno la storia, grazie ai quali, ora, l’impegno si avvia verso una maturità diversa. La storia, mi porterebbe, ma un fatto ben preciso, apparentemente banale, come il pranzare, una abitudine, per molti scontata, per altri invece non lo è, e per molti altri, lo sarà ancor meno. Mangiare come conseguenza di un’attività lavorativa, oltre, ovviamente, che esigenza fisiologica.
Il lavoro, quello che si avvia ad essere sempre meno; “Le voci dal Paese che perde il lavoro“, titolava oggi la Repubblica a pagina due, dove un articolo di Federico Pace, riportava una serie di e-mail a repubblica.it. Un’opportunità che ho chiesto più volte ai compagni e amici di viaggio, a Torino, a Roma. Vorrei dar loro ospitalità e parola, per cercare, tutti insieme, di poter ragionare, e magari, perché no, provare a “cambiare il mondo”. Mangiare, dicevo, come lavorare: per questo l’imperativo che sento dentro, non è quello, ora di recarmi nelle Langhe, ma di andare a partecipare ad un attivo della FLC CGIL, dove si parlerà di numeri e di emergenze di una scuola che sta diventando sempre più povera.
Cercherò di raccontare quanto avrò sentito.
Ai lettori, che ormai sono diventati sempre più numerosi chiedo, di diventare loro protagonisti, e scrivere la propria e della propria situazione lavorativa, del proprio quotidiano, in modo tale che si sappia, che si dia “corpo” a quanti questo corpo vorrebbero annullarlo, continuando sempre, imperterriti a definirci numeri, “recintati” da un vincolo di bilancio.








ciao Romano quando mi paghi la birra?