Torino 20 marzo 2009. Questa mattina, come promesso a me stesso, come impegno nei confronti di amici lavoratori conosciuti nelle varie manifestazioni a tutela del proprio lavoro mi sono recato presso l’Unione Industriale di Torino, luogo di “concentramento” e di avvio dello sciopero nazionale dei lavoratori Indesit. “Indesit in piazza. Faccia qualcosa anche il governo. No allo stop. Salviamo i 650 operai di None”, titolava La Stampa di oggi “Indesit, None forse non chiude. Manager al lavoro per un piano alternativo, però con tagli” era il titolo de La Repubblica. Ho pensato alla parola magica “manager”; una parola con conseguenze mirabolanti. In ogni caso, durante il tragitto, incontro alcuni amici che mi richiedono per l’ennesima volta per quale motivo sentissi necessaria la mia presenza. “Trasversalità”, “solidarietà”, “vicinanza”, sono le parole che più mi risuonano. Anche se, leggermente un interrogativo si apposta su di me facendomi riflettere: “scuola” o “fabbrica”? Entrambe, mi dico. Così vado avanti con la giusta coerenza (a mio modo di vedere). Appena arrivato, nei pressi dell’Unione Industriale, verso le 9, il colpo d’occhio offerto dalle persone e dagli striscioni presenti, mi faceva pensare che oggi, saremmo stati dinanzi ad una manifestazione un po’ diversa rispetto a quella di due giorni fa. “Uniti per non morire” avrebbe potuto essere il titolo di un resoconto giornalistico.
Operai in cassa integrazione, operai con il rischio di non entrare più nella propria fabbrica, operai con un destino triste, vacuo, nebbioso, ma con una marcia in più e con un solo obiettivo: “apparecchiare diversamente il mondo: non per loro, ma per i propri figli”. Vedo tantissimi scatoloni, che rappresentano elettrodomestici: presumibilmente lavatrici o lavastoviglie; penso, a come nonostante le difficoltà enormi, tutti quegli operai abbiano trovato anche il modo per “addolcire” la rabbia; un dolce amaro, che non poteva essere una zeppola. 650 operai affiancati dai 30 sindaci dei Comuni pinerolesi.
Tantissima gente, affiancata da altra proveniente dal resto d’Italia: Fabriano, Caserta…tutti motivati a far sentire la propria voce. “Noi la vostra crisi non la paghiamo”. Uno slogan? Altro che slogan: persone, famiglie, bisogni! Il corteo parte, alla testa un carro, molto rumoroso, e percorre le strade e i corsi di Torino: Corso Galileo Ferraris, Via Cernaia, via Pietro Micca, Piazza Castello, la meta finale. Durante il corteo mi muovo un po’, complice anche il freddo polare (rispetto alla giornata di ieri).
Gli striscioni e gli slogan, urlati e scritti, sono stati elencati. La mia perplessità iniziale, se appartenente a “scuola” o “fabbrica” evapora nel momento in cui vedo alcune personalità come Boccuzzi (con cui sono riuscito a scambiare qualche parola nel momento in cui ha acquistato una copia di Lotta Comunista) e Ciro Ferrentino. Quando li vedo penso alla grande tragedia, ma il pensiero che avevo ieri, quello “del vedo, non vedo” mi fa pensare alle ultime elezioni: come facevano ad essere così entusiasti tanti ragazzi quando nella lista del Pd c’erano “politiche non negoziabili”? Come potevano stare insieme un “padrone” ed “un operaio”? Sono sicuro che se stavano bene loro, come sicuramente ci stanno, oggi, a maggior ragione, stavo bene anche io: scuola e fabbrica. Ed è stato bello stare “in ferie” con voi.
Un ringraziamento a Sergio Dalmasso che è stato un infaticabile “ascoltatore” e di grande compagnia, oltre che a tutti i compagni di partito, che oggi erano in gran numero. Un grazie ancora a Juri Bossuto che tante energie ha messo nello stare vicino ai numerosi operai oggi presenti e, sulla presentazione della legge regionale a proposito delle delocalizzazioni e come evitare i suoi problemi. Da questa pagina, da questo blog, un incoraggiamento a Barbara, presente sia alla manifestazione della Flc scuola che oggi. Coraggio Barbara. E un altro incoraggiamento a superare ogni difficoltà di sorta all’amica Barbara della SKF, e a tutti i suoi colleghi di lavoro che scrivono e commentano cone energia e voglia di esserci.
Spero che questa manifestazione faccia uscire, come afferma Airaudo, l’Indesit da una posizione di ambiguità. Nonostante ciò, la crisi continua, con la cassa alla Denso e alla Teksid (vedi La Stampa).
Gli slogan apposti sui cartelli:
“Il lavoro é un diritto. Delocalizzare é un delitto”.
“E come dice Vasco, “Senza parole”, e noi diciamo “Senza lavoro”.
“Italia zero, Polonia 600”.(due bandiere, una italiana, l’altra polacca, apposte su uno scatolone di lavatrice).
“A.A.A. Azienda Cabind: imprenditore vero cercasi”
“Cassa Integrato Comau solidale con i lavoratori Indesit”.
Gli striscioni:
Non siamo in vendita. Lavoratori e lavoratrici Indesit None
RSU Johnson Electric Moncalieri (To)
RSU Valeo Sistemi Illuminazione Pianezza (To)
Fiom Indesit Comunanza (AP)
Fiat New Holland Consiglio di Fabbrica Fim Fiom Uilm
Fiom Lavoratori Cabind
Fim Fiom Uilm Ansaldo Piossasco
RSU Dayco Chivasso
Tutti insieme lavoratrici e lavoratori carrozzeria Bertone
RSU Fim Fiom Uilm Thyssenkrupp Acciai Speciali Terni Torino
Associazione lavoratori pinerolesi
Le persone presenti.
Tutte quelle investite da seri processi di “ristrutturazione”, in un territorio che come recitava La Stampa ieri, ha visto volatilizzarsi circa 100.000 posti di lavoro. Persone, lavoratrici e lavoratori che qualcuno ha voluto si piegassero alla fabbrica, alle regole del mercato; ma non andrà così, ne sono certo. La partecipazione è stata grande, immensa; già alle nove nei pressi dell’Unione Industriale, la rabbia era evidente, ma come sempre “contenuta”. Slogan forti e diretti e nonostante i 25 anni di attacchi continui delle politiche neoliberiste, la classe operaia mantiene la sua dignità.
Fra i presenti il consigliere regionale di Rifondazione Comunista, Sergio Dalmasso, sempre e comunque con i lavoratori in difficoltà; molti della Cabind, dell’Indesit e di altre realtà hanno riconosciuto il ruolo di un infaticabile compagno di lotta, sempre presente, Juri Bossuto. Fra i militanti presenti, quelli di Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Sinistra Critica. A tenere lo striscione della Thyssenkrupp, Ciro Argentino e Boccuzzi.
Spot Cgil per la Manifestazione Nazionale al Circo Massimo di Roma del 4 Aprile 2009










La famiglia Merloni è di fatto la proprietaria della Indesit. Ruoli di prestigio hanno la figlia del presidente di Indesit Company e di Fineldo: Maria Paola che è una parlamentare del Pd, consigliere di amministrazione di Indesit Company e consigliere del comitato Innovazione e Tecnologia.
Vi è pure la Emma Marcegaglia, attuale presidente di Confindustria, nel consiglio di amministrazione.
Allora chiedo:
la parlamentare del partito democratico, in qualità di consigliere del comitato innovazione e tecnologia, ha scelto di delocalizzare in Polonia, in qualità di parlamentare del partito democratico ha preso tanti voti lei o chi per lei (scriveva stamattina liberazione che Massimo D’Alema voleva recarsi ai cancelli della fabbrica Indesit di None Torino, ma gli è stato consigliato di non presentarsi) da parte di coloro che adesso vuol lasciare a casa,
la Emma Marcegaglia ha chiesto ed ottenuto 1,3 miliardi di euro da parte del governo, come aiuti alle imprese italiane.
Vi sono delle incongruenze troppo evidenti: ci prendono per fessi in continuazione, (e ci fregano tre volte, almeno: votandoli, pagando 1,3 miliardi alle imprese, delocalizzando l’impresa), e noi continuiamo a votare, e ad andare dietro alle stupidate che quotidianamente sentiamo in tv, di questo “bipolarismo degli affari”.
Sarebbe ora di svegliarsi e iniziare a dare il consenso a quelle forze politiche di sinistra che non si sarebbero mai comportate come questa maggioranza-opposizione che abbiamo OGGI in parlamento.
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Dal sito indesit company
http://www.indesitcompany.com
Vittorio Merloni è Presidente di Indesit Company e di Fineldo, la holding di famiglia che controlla Indesit Company e le altre partecipazioni del Gruppo.
La carriera di imprenditore di Vittorio Merloni inizia negli anni Sessanta nell’Azienda di famiglia. Nel 1975 nasce Merloni Elettrodomestici (ora Indesit Company) e Vittorio Merloni ne diviene Presidente.
Dal 1980 al 1984 Vittorio Merloni è stato Presidente di Confindustria ed oggi è membro del Direttivo e della Giunta. Dal Luglio 1984 al Giugno 1988 è stato Presidente di Centromarca. Dal 1981 al 1994 ha fatto parte del Board of Directors of the Associates dell’Harvard Business School di Boston. Dal Luglio 2001 al Giugno 2005 è stato Presidente di Assonime ed oggi è membro del Direttivo e della Giunta.
Nel 1984 è stato nominato Cavaliere del Lavoro
Nel 2001 ha ricevuto la Laurea ad honorem in Ingegneria dal Politecnico di Milano. Nel giugno 2002 gli è stato consegnato il “Premio Ezio Tarantelli” dal Club dell’Economia per la migliore idea dell’anno 2001 in economia. Nell’aprile 2003 è stato insignito con l’Onorificenza di “Comandante dell’Ordine dell’Impero Britannico” per l’impegno imprenditoriale nel mercato inglese dopo l’acquisizione di Hotpoint, primo produttore di elettrodomestici in Gran Bretagna.
Nel novembre 2004 gli è stato conferito il Premio Leonardo per l’internazionalizzazione dell’Impresa e per il contributo dato al prestigio dell’immagine dell’Italia nel mondo. Il 6 maggio 2005 ha ricevuto a New York il GEI (Gruppo Esponenti Italiani) Award in segno di riconoscimento ed apprezzamento per l’attività svolta, sia in campo industriale che commerciale, con notevoli positivi riflessi per l’immagine dell’Italia all’estero.
Nell’ottobre 2007 gli è stato consegnato il Premio Keynes-Sraffa 2007 per il contributo apportato, tramite Indesit Company, alla crescita degli investimenti reciproci tra Italia e Regno Unito.
E’ membro del Board Internazionale del Consiglio per le Relazioni fra Italia e Stati Uniti. E’ stato Consigliere della Telecom Italia, della Endesa Italia e della Fondazione Rosselli.
Vittorio Merloni, nato a Fabriano il 30 aprile 1933, è laureato in Economia e Commercio. E’ sposato con Franca Carloni ed è padre di quattro figli.
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Organi Societari
Consiglio di Amministrazione
Presidente:
Vittorio Merloni
Vice Presidente:
Andrea Merloni
Consigliere Delegato:
Marco Milani
Consiglieri:
Bruno Busacca (indipendente), Innocenzo Cipolletta (indipendente), Adriano De Maio (indipendente), Luca Garavoglia (indipendente), Mario Greco (indipendente), Hugh Malim (indipendente), Emma Marcegaglia (indipendente), Antonella Merloni, Maria Paola Merloni, Paolo Monferino (indipendente)
Visiona i curricula dei membri del Consiglio di Amministrazione
Collegio Sindacale
Presidente:
Angelo Casò
Sindaci effettivi:
Andrea Amaduzzi, Luigi Biscozzi
Sindaci supplenti:
Serenella Rossano, Francesco Nobili
Visiona i curricula dei membri del Collegio Sindacale
Comitato per il controllo interno
Presidente:
Hugh Malim
Consiglieri:
Innocenzo Cipolletta, Antonella Merloni
Comitato Risorse Umane
Presidente:
Mario Greco
Consiglieri:
Maria Paola Merloni, Paolo Monferino
Comitato Innovazione e Tecnologia (*)
Presidente:
Adriano De Maio
Consiglieri:
Vittorio Merloni, Marco Milani e Andrea Merloni
(*) Il Comitato è composto anche di Rappresentanti del mondo accademico e manager della società
Rappresentante Comune azionisti di Risparmio
Adriano Gandola
Società di Revisione
KPMG S.p.A.
Bravo Daniele. E’ una contraddizione quella della presenza all’interno del Pd di elementi che presentano “politiche non negoziabili”. Il famoso “carretto del gelataio, anzi, dei due carretti che vendono gelati, e che sono posti agli antipodi di una strada”, qui non funziona. Non possono avvicinarsi come farebbero con altre politiche né tantomeno fare “sintesi” e “mediazione”. Il problema avviene per altre politiche non negoziabili: può stare un radicale con una personalità come la Binetti? Penso piuttosto che sia stata portata all’esasperazione una strategia che trae origine da un atteggiamento, quello del buonista: far vedere all’elettorato che era da archiviare la politica della rissa, quindi, per far cio’ era necessaria l’esistenza di due partiti; da ciò, l’inserimento nelle liste, di chi ha tanto, e segue “l’accumulazione del capitale” con chi non possiede nulla e “ha ceduto sempre (anche per conto di altri) firmando contratti al ribasso (cosa era la concertazione? quanto, e non lo dico io, si è perso ad ogni rinnovo di contratto? si sono recuperati tutti is soldi persi con l’inflazione reale?): bisognava, diceva qualcuno, “sottoscrivere, accettare”: non c’era alternativa, mentre altri, le alternative le trovavano, con soldi veri, con delocalizzazioni, sempre più estese, contrattazioni-concertazione (ripeto: quanto abbiamo perso, noi operai?), eccetera eccetera. Nel frattempo, con l’inserimento “del padrone” con “l’operaio”, anche all’interno di quello schieramento si perseguiva una strategia. Pace fuori, tra i due schieramenti, pace all’interno del blocco: una pace sociale da estendersi a livello nazionale. Se infatti stanno bene un “padrone e un operaio” in un partito perchè non possono stare bene fuori riducendo i rischi di conflittualità? Non ti sembra un “falso buonismo”? Il buonismo porta con sè un valore strategico, no? Dal campo sociale (padrone e operaio, insieme) si arriva pian pianino al campo economico, al neoliberismo; molti, che guardavano quel fenomeno, affermavano il “lascia che sia”, e poi, “sarà la mano invisibile” a regolare tutto, fino al famoso “capitalismo temperato”. Forse ci si è apposti poco a quell’opzione, e si è dato retta “al voto utile”, da “non disperdere” perchè da molto tempo si era registrato un esasperato incremento dei consumi visto come segno del progresso. Il “buonismo” non è occasionale: era una strategia. Come si vede, fallimentare. Forse qualcosa di questo genere aveva già anticipato Pasolini. Questasera, guardando il tg, e rivedendo delle immagini sullo scioglimento di un partito in un nuovo soggetto politico, ho pensato ad un altro personaggio che forse aveva in mente un’ opzione simile. In quella Fiera di Roma, tanti applausi,, mentre per l’altro, che ha fallito “il suo arcobaleno in cielo”, e sulla terra, magari, tanta amarezza; ma anche se siamo fuori, signora Ministro, non è perchè è fallita una idea, quella di giustiza. Noi, siamo fuori dall’arco parlamentare, ma ci siamo ancora.
Piccola precisazione, tratta da Liberazione:
Matteo Arpe, Capitalia, 37 milioni e 400 mila euro;
Cesare Geronzi, Capitalia, Mediobanc, 24 milioni;
Riccardo Ruggiero, Telecom Italia, Safilo, 17 milioni e 200 mila;
Giovanni Bazoli, Banca Intesa,Intesa Sanpaolo, Mittel, 11 milioni e 400 mila;
Luca Cordero di Montezemolo, Fiat, Ferrari, Tod’s, 7 milioni;
Sergio Marchionne, Fiat, 6 milioni e 900 mila;
Potrei continuare, per dire come è possibile che stiano insieme ad altri con altri redditi, come ad esempio:
Romano: 911 euro.
Potevano stare nella lista soggetti così fortemente polarizzati e rappresentare entrambi la stessa lista?
Mi piace l’elenco degli stipendi dei manager che hai fatto, dimenticando, probabilmente per una svista, il mio nome, che aggiungo. Può essere che vi siano altre persone dimenticate che vorrebbero aggiungersi alla lista.
“Manager” pubblico Daniele S. (precario fino al 30 giugno 2009): 1.032 euri – 500 euri di affitto.
Caro Daniele, ormai vedo che sei una presenza fissa di questo blog, e ti ringrazio, immensamente. Si, devo correggere alcune cose. La mia situazione: sbagliata di due euro:913 al mese di marzo (ma gli altri mesi, non è che differiscano poi di molto). Il prossimo mese avrò, presumibilmente come te, uno sciopero (e quindi ancora meno) e andrò in ferie un giorno dopo. Ma sono contento lo stesso. Siamo nella soglia di povertà. Eppure siamo ricchi, di valori. Hai lanciato una idea affascinante: chi vuole può scrivere qui sopra quanto guadagna (ma può scrivere anche chi è disoccupato: noi non discriminiamo!). Bravo Daniele. Continua a seguirmi.
Romano complimenti! Davvero. Questo blog è uno strumento utile e prezioso. Continua così, per quel che riesco cerco di starti dietro e di leggerti il più possibile. Ma tu comunque insisti! Non è la tenacia che ti manca.
Caro Segretario Regionale di Rifondazione Comunista, Armano Petrini, grazie innanzitutto; nei tuoi ringraziamenti colgo il fatto che tu stia seguendo questa mia iniziativa, partita in sordina, una mattina di dicembre del 2008. La scarsa coscienza sociale, riscontrata in quella mattina gelida di dicembre (scarsa partecipazione per un evento così tragico: la poca partecipazione alla manifestazione dell’anniversario della tragedia del rogo alla ThyssenKrupp) mi ha portato ad iniziare questo lavoro. I nostri circoli si sono svuotati, (o meglio non sono più pieni come una volta) ed è una realtà che dobbiamo dirci; ci siamo frammentati; le destre hanno “occupato” posti che un tempo erano “presidiati” da nostri compagni. Luoghi in cui si lavorava, e tantissimo. Un tempo, chi aveva la tessera Fiom, quasi sicuramente ne aveva una di Rifondazione (o comunque non di destra); oggi questa cosa non vale più. Nel nostro Paese è come se una moltitudine guardasse continuamente una fotografia, dove all’interno dei suoi contorni sono delineabili solo piani individuali, progetti infarciti di un forte egoismo; persone che “fotografano” il presente, ripiegati su se stessi. In quella fotografia, gli interessi risultano essere individuali, o al massimo, convergenti verso i più prossimi (famigliari ad esempio). I bisogni, le aspettative, i desiderata risultano “individuali”; non esistono più orizzonti lontani e sereni capaci di dilatarsi ed essere per “una classe”, per molti, per la liberazione degli oppressi da queste forme esasperate di liberismo che hanno sempre più polarizzato la nostra società. Negli ultimi anni si è assistito ad una lenta ma inesorabile discesa, dove il passato viene dimenticato; il futuro fa paura ma nello stesso tempo ci si è voluti sbarazzare troppo in fretta della “lotta di classe”, utile per l’emancipazione universale; del lavoro e la sua tutela, a partire da tutte le forme di precarietà esistenti; ci si è sbarazzati di concetti importanti e che hanno fondato il movimento operaio: la solidarietà, ad esempio. Guarda i risultati relativi allo sciopero nella scuola di mercoledì: deludenti. Quanti hanno pensato al futuro cui accennavo prima? Hanno piuttosto continuato a pensare al presente, ai trentacinque euro che avrebbero perso e che invece ci hanno fatto perdere forza “contrattuale” e che ci vede perdenti nei rapporti di forza con l’antagonista, con “il padrone”. Manca l’antagonista nella scuola? Non è vero. Sono i principi che contano. Principi che stanno scivolando sempre più nel dimenticatoio. Leggiamo la realtà, che ci indica, che ci indicano come un 60% degli italiani sarebbe disposto ad apportare modifiche nella propria abitazione: non riusciamo ad esprimere una idea comune, condivisa, di cosa significhi per noi città, o luogo di lavoro. Disordine, caos: sembra che vogliamo solo questo, oltre che, per chi può permetterselo, ampliare la propria casa per creare ulteriore valore (alla modica cifra di 40, 50 mila euro!); per non parlare del tempo; per molti sarebbe sempre sabato, dimenticando l’altro, il prossimo ed il suo farsi carico. Siamo scivolati verso un punto di non ritorno che troppo presto ha relegato nella storia un patrimonio: il nostro patrimonio. Con questa iniziativa voglio oppormi a ciò, con tutte le mie forze e le possibilità, almeno fino a quando non si riesca a recuperare dalla storia i nostri valori e proiettarli nel nostro presente. Le fabbriche e i luoghi di lavoro continuano ad esserci: ciò che ci ha allontanati dalla gente non è stato il cambiamento della società, ma il fatto che noi ci siamo allontanati dai bisogni. Possiamo affrontare l’avversario politico utilizzando gli stessi strumenti che utilizza lui: c’era bisogno di un arcobaleno? Non penso. Colgo l’occasione per ringraziare anche l’ing. Capano Domenico e il suo indispensabile e utile lavoro per questo blog.
Grazie ancora, sperava che prima o poi qualcuno del partito si accorgesse di me, di noi, ma non pensavo di arrivare “così in alto”. Grazie Armando.
Romano
Ciao Romano,
essere sotto la soglia di povertà è quel che pare abbiano scientificamente studiato e praticato, negli ultimi 20 anni, per milioni di persone in Italia, quasi per renderli, renderci (ci vorrebbe qualche esperto politologo per spiegarne motivo più ampiamente) impotenti e servili: insomma siamo in buona compagnia, per cui “mal comune mezzo gaudio”?
Dobbiamo scombinare questo progetto che toglie presente e futuro a tanti giovani e non giovani.
Invece, mi pare che bisogna essere più ottimisti sul partito. Rifondazione Comunista si sta muovendo bene secondo me, anche se ardua l’impresa di comunicarlo all’elettorato, al grande pubblico.
Emergere, oggi, senza lo spazio televisivo riservato ai partiti che sono nel parlamento, o competere con loro, con mezzi di comunicazione alternativi – anche se di moda e relativamente a basso costo, – è davvero una lotta impari. Ma anche, penso, che quando il portafoglio è vuoto, in tempi di crisi, oltre la TV conta il contatto con l’elettorato, il porta a porta, il tuo Blog perché no: se accompagnato dal contatto reale con i visitatori che diventano in tal caso Persone con i loro affanni quotidiani e, che hanno bisogno di solidarietà, del non sentirsi soli e questo mi pare sia tornato a far parte del dna di rifondazione. La vendita del pane a prezzo calmierato è poca cosa ma fortemente simbolica, me lo hai insegnato tu.
I compagni della Skf che hai incontrato a Roma e a Torino credo che siano un esempio importante che confermano quest’ultima cosa. Chi ha seguito il Blog, ed io sono fra loro, non ha potuto non notare la solidarietà dei tuoi amici della SKF come forte trasparisse e quanto la classe operaia abbia cuore e, sappia sempre ricambiare chi sa star loro vicino.
Ti Saluto e come dici tu Andiamo avanti Insieme!
a cui potremmo, forse, aggiungere: il fine è comune.
Daniele S.
Oggi Liberazione titolava in prima pagina con la foto di una lavatrice Indesit: “Panni sporchi”.
Tre parlamentari del Pd fra i quali Antonio Boccuzzi, ex operaio ThyssenKrupp, chiedono a Paola Merloni, proprietaria della Indesit e parlamentare dello stesso partito, di non trasferire l’azienda di None in Polonia. In gioco 600 posti di lavoro che il bacino torinese non potrà riassorbire. L’interclassismo veltroniano in crisi: o con gli operai o con il padrone. Paolo Ferrero ieri ai cancelli. Landini (Fiom):resisteremo”
di Sebastiani e Pagliassotti, a pag. 8 vi era l’articolo l’articolo:
Indesit, il Pd impantanato sulla delocalizzazione.
Dal gruppo Facebook (NO alla chiusura dello stabilimento Indesit Company di None(TO))
Indesit: none non chiude e riprende la trattativa
Con l’incontro svoltosi ieri, lunedì 6 aprile, all’Unione Industriali di Torino, è ripreso il confronto fra Fim, Fiom, Uilm e Indesit sul futuro dello stabilimento di None e sulle politiche industriali del Gruppo per tutti gli stabilimenti italiani.
La Direzione Indesit ha dichiarato la disponibilità a realizzare un progetto che esclude la chiusura della fabbrica di None, mantenendo parte dell’attuale produzione e tutte le attività di ricerca e sviluppo.
Più in particolare l’ipotesi aziendale prevede il mantenimento della produzione delle lavastoviglie ad incasso rivolte ai paesi dell’Europa occidentale (Italia, Spagna, Francia, Belgio ed Olanda). Inoltre l’azienda ha affermato di essere pronta a recepire la richiesta sindacale di non licenziare ed ha dichiarato di essere disponibile a gestire i problemi occupazionali che comunque si produrranno facendo ricorso a strumenti alternativi, quali Cassa integrazione straordinaria, mobilità volontaria incentivata, accompagnamento alla pensione e sostegno nella ricerca di nuova occupazione presso imprenditori terzi, senza escludere ipotesi di reindustrializzazione parziale dell’area industriale.
Infine l’Indesit ha ribadito che, per la riuscita del piano soprattutto nel medio-lungo periodo, considera fondamentale l’apporto delle Istituzioni.
Le organizzazioni sindacali hanno giudicato positivamente la novità dell’ipotesi aziendale che esclude la chiusura del sito di None.
Allo stesso tempo Fim, Fiom, Uilm hanno richiesto la disponibilità dell’azienda ad avviare un vero negoziato per verificare la possibilità di un accordo i cui contenuti realizzino un concreto piano industriale (prodotto, investimenti, livelli occupazionali, modelli organizzativi) e delle soluzioni utili ad offrire reali prospettive di lavoro e di tutela occupazionale a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori di None.
La permanenza di Indesit non potrà tradursi in una presenza meramente simbolica ma dovrà essere credibile nel lungo periodo sia sul terreno industriale che occupazionale.
Su tali basi sono state convocate le assemblee a partire dallo stabilimento di None per richiedere alle lavoratrici e ai lavoratori un esplicito mandato alla trattativa.
Un nuovo incontro con il Gruppo Indesit è stato fissato per il 17 aprile a Roma.
L’obiettivo chiesto a gran voce da tutti i dipendenti del gruppo Indesit con la manifestazione nazionale dello scorso 20 marzo a Torino può essere realizzato.
Ciao Daniele, ultimamente qualcuno cerca di prendersi i meriti dalla non chiusura dell’Indesit di None, ed è la lega nord,va dicendo; che l’azienda non chiude grazie ad un emendamento presentato da loro alla camera sul pacchetto anti crisi, “niente aiuti a chi de localizza” , secondo me la verità è un’altra, dopo più di un mese di picchetto davanti al magazzino dove gli operai e qualche impiegato si sono avvicendati giorno e notte, il magazzino è stracolmo, mentre in Polonia sembra che non si riesca a soddisfare la richiesta, lunedì 6 aprile dopo l’incontro l’azienda ha chiesto di riaprire i magazzini,martedì dopo l’assemblea ci sono stati malumori tra i lavoratori, perché non si capisce quanti lavoratori intende mantenere nel sito di None e molti di quelli che hanno passato le notti al freddo davanti allo stabilimento hanno paura di essere tra i lavoratori esclusi e aver fatto la pappa a tanti crumiri che non hanno fatto un’ora di sciopero. Ho provato a cercare questo emendamento presentato dalla lega, ma non sono riuscita a trovare niente, mi puoi aiutare, grazie.
Ciao Rosina
Cara Rosina, chiedi a Daniele, e mi permetto di rispondere io. Ciò di cui tu parli è stato presentato in commissione finanze e attività produttive. Il Sole 24 ore ne ha parlato, nel mese di marzo, dovrebbe essere il 25. (“Governo battuto su emendamento della lega”). Nel convegno a cui ho partecipato, quello organizzato da Rifondazione Comunista, sulle delocalizzazioni e i vincoli che verrebbero imposti alle aziende che “prendono” incentivi (25 anni di permanenza), si è parlato, facendo riferimento all’iniziativa della Lega di “slogan”. Alcune volte, da questo blog, ho cercato di spiegare la diversità tra i “conflitti” (orizzontali contro verticali). Lo slogan di cui si è parlato era (ed è) “lavoro agli italiani, quel poco che rimane”. Conflitti che si creano? Quelli tra operai, lavoratori. Rifondazione non ha impostato il discorso in questi termini: no ai conflitti tra lavoratori! Il consiglio comunale di Cuneo ha approvato un ordine del giorno a sostegno della proposta di Rifondazione. La Lega? Parrebbe di no. Il Comune di Nichelino, anche:ordine del giorno votato da tutte le forze politiche. La Provincia di Torino: un ordine del giorno approvato dal centro sinistra, in appoggio alla proposta di Rifondazione, con esclusione del Pdl ma votato dalla Lega Nord. (Ps. grazie ad un grandissimo lavoro effettuato da Tommaso D’Elia). Io in aggiunta posso dire che le lotte del movimento operaio pagano: sempre. Quando il movimento operaio si compatta riesce, sempre, nelle sue battaglie.
Poi volevo solo scriverti una cosa che mi pare interessante, tratta da Liberazione di ieri, giovedì 9 aprile 2009. Da una intervista ad un operaio, nome di fantasia, “Pawel”: “La notizia che la Indesit stava per fare assunzioni di massa, si parlava di cinquecento operai, è uscita su tutti i giornali polacchi a febbraio, anche sui blog, non si parlava d’altro. Io mi sono subito precipitato a Radomsko per informarmi, e sembrava che davvero la Indesit avesse deciso di passare nel giro di breve tempo dai trecento attuali a novecento. Ma poi ho scoperto quali erano le condizioni offerte e, almeno per me, non è possibile.” Quali le condizioni? Pare, anche se non confermate, che fossero i “Limited contract”, ovvero una sorta di forte precariato. Gli stipendi? Forse meno di duecento euro. Duecento euro, contro i mille in Italia. Vorrà dire qualcosa? Per tornare a noi, io penso che il moviemento operaio deve rimanere compatto, riunirsi, e cercarsi, e ricercarsi per chi si è fatto prendere da “una sorta di sano egoismo”, pensando di rincorrere il mito della marca, il mito del “perché io non posso avere una macchina in più”?, magari indebitandosi. Ma fosse solo la macchina…qui si parla di ubriacatura che dura da 25, 30 anni in cui il liberismo ha avvolto gran parte della nostra personalità, dei nostri sentimenti. Vedi, a volte, il sindacato, le grandi associazioni, il partito, sono utilizzati come “macchinette”, distributori che erogano bevande dopo aver inserito una moneta: scelgo, prendo il prodotto e ciao ciao. Non deve essere così. Le lotte pagano, ma devono essere di tutti. Scusa la lunghezza. Buona domenica. Scriverò un’annotazione, dato che, dopo la grande manifestazione di sabato, della Cgil, qualcuno ha approfittato di un evento doloroso per spegnere la luce, i riflettori, e farci perdere nuovamente nell’anonimato: così almeno crede. Io non lo credo, e sono andato a cercarmi i “compagni”: in Cgil.
Ciao Romano, mi pare di capire che l’emendamento slogan della lega nord è “lavoro agli italiani, quel poco che rimane” ma non capisco è solo un emendamento razzista e basta, non mi stupisco, adesso capisco come cercano di prendere voti anche dalla classe operaia con lo slogan, “la classe operaia va con il carroccio”.
Tu dici i conflitti che si creano, devono essere verticali non orizzontali, ma il discorso è che loro si servono del compagno di lavoro per diffondere il falso, un po’ come fanno i finti sindacati all’interno di un’azienda che si servono di persone infami per distruggere il sindacato, come si fa ad individuare il nemico più vicino se non nel compagno che ti delegittima dicendo, “che tanto fanno tutti l’interesse loro”, questo serve per confondere la gente, che come ti dicevo non va mai a fondo delle cose. Volevo chiederti cosa possiamo fare noi cittadini per fare approvare la proposta di rifondazione? Può servire una raccolta firma senza che finiscano buttati in un cassetto alla camera? Perché mi pare di capire che il presidente della cassazione per i referendum sia Carnevali quel giudice ammazzasentenze. Come possiamo fidarci?
L’articolo di ieri di liberazione sull’Indesit io non compro sempre il giornale, mi puoi fare una cortesia se me lo mandi o dirmi dove posso trovarlo, penso sia scritto da Maurizio Pagliassotti perché sapevo che andava in Polonia a Radomsko.
Per l’oblio che sta vivendo la popolazione Italiana, dove si può avere tutto basta indebitarsi, penso che questa crisi serva per far chiarezza di quello che abbiamo vissuto fin’ora, dove si poteva fare una vacanza facendo un finanziamento, e serva per capire che abbiamo toccato l’apice della superficialità e ci serva di lezione per tornare a una vita più semplice senza tanti fronzoli. Hai ragione a dire che il 4 aprile non deve svanire nel nulla, e visto che abbiamo la rete per diffondere le notizie dobbiamo usarla .
Buona domenica anche a te
Ciao Rosina. Grazie come sempre per il tempo che dedichi alla lettura di questo blog, e quindi all’interesse e alla stima che riponi nei miei confronti. Il giornalista é Pagliassotti. I numeri di Liberazione, non li comprare, te li darò io molto volentieri (dovresti però darmi l’indirizzo esatto della mail….quando scrivi il commento, fallo, poi, non ti preoccupare, non lo pubblico. In tal modo posso farti avere i numeri); sì, era in trasferta in Polonia, a Cracovia. Spesso sono in contatto con Liberazione, e con alcuni suoi giornalisti. Anche a Roma, quando la manifestazione era finita, sono stato lì, che un po’ è come fosse casa mia. Io ho portato le mie foto, e loro mi hanno fatto vedere le loro. Abbiamo parlato di politica. Poi, loro al loro lavoro, io ad intervistare manifestanti a Tiburtina e Termini, perchè voglio cercare di capire perchè certe cose, certe persone, ai leghisti vanno bene, soprattutto quando è ora di raccogliere pomodori, buoni da fare conserva per preparare poi le pizze che anche loro, come tutti mangeranno, e per altre, invece, non vanno bene. Ho provato ad immaginare il nostro Paese chiudendo gli occhi per un attimo, senza badanti, senza muratori, senza tutte quelle professionalità che hanno portato “gli stranieri”. Ho “trovato” impalcature e cantieri vuoti….mentre tenevo gli occhi socchiusi. Per quanto riguarda le informazioni bisogna sempre andare alla fonte, per questo ho deciso di commentare, spesso, i quotidiani. Insieme, ritrovarci, ricompattarci. Vedi, l’importante è non smarrirsi, saper trarre le cose dopo aver analizzato attentamente la situazione che intendiamo “snocciolare”. A volte penso che questo lavoro sia inutile: tantissime persone che hanno richiesto “informazioni su disoccupazione”, mediante questo blog, e poi scappate via: non danno idea di fermarsi a riflettere, a pensare. Mi domando perchè non abbiano scelto la via del sindacato, ad esempio. Perchè così tanta sfiducia nei loro confronti (addirittura le statistiche dicono più che nei confronti dei partiti). Perchè diciamo “il sindacato non fa niente”, quando siamo noi a dargli la forza? Noi dobbiamo “dar loro la forza ma nello stesso tempo “bacchettarli”. Un professore universitario, ieri, mi diceva: Romano, il primo libro che un grandissimo sindacalista ha comperato è stato un dizionario, un libro completo”. E che sindacalista!!!Tu avrai capito chi era. Ma la tua costante presenza mi fa pensare che anche solo per una persona, questo lavoro possa essere utile. La proposta di Rifondazione Comunista era in settimana in commissione. Speriamo. Aspetto. Ciao Rosina e buona Pasqua.
vedo molti commenti, non so da dove partire. innanzitutto bella questa idea.
io credo che il piemonte, e alcune puntualità in specifico, stanno disegnando silenziosamente una svolta in questa crisi.
In particolare la Indesit, la Olimpias.
Non so se si tratti di riscoperta coscienza di classe, non credo. Molti lavoratori sono totalmente soggiogati dalla barbarie televisiva che crea questa dittatura del pensiero soft.
Cose già dette. Come svegliarli? penso siano necesarie delle “frustate” secche anche da sinistra. Non è più il tempo di essere a prescindere dalla parte della classe salariata. Deve riprendere lo scambio, altrimenti… Boh. la lagna ed il voto a berlusconi-fini-veltroni e bossi non va più bene.