Prima di cominciare a scrivere qualche pensiero su tre questioni che ritengo essenziali vorrei scrivere due cose. La prima: ringrazio tutti coloro che sono “passati” di qua per esporre problematiche e richieste inerenti il “sussidio di disoccupazione”. L’intento, il mio, era quello di fornire una informazione: l’esistenza ed i termini di scadenza (con appositi moduli relativi alla richiesta) del sussidio di disoccupazione. Avete formulato numerose domande, ed ho cercato, nel bene e nel male, di leggerle, e rispondere, quantunque non fosse il mio “lavoro”. Volevo parlare e far parlare di storie di fabbrica, cassaintegrati, politica, e dare voce a quei soggetti. Si sono così affiancate “storie marginali” e poco conosciute ad altre storie, quelle operaie, poco di moda in questo particolare momento; forse perché molti hanno creduto “che la condizione operaia non esiste più” (consiglio loro di andare a leggere il bel libro “Operai” di Carmen Santoro, Nutrimenti, pag. 95, euro 10). Colgo ancora l’occasione per ripetere a tutti coloro che hanno scritto e posto quesiti (tantissimi), di recarsi presso un patronato Inca Cgil: a nessuno sarà imposto di sottoscrivere la tessera e tutti riceveranno ascolto. Mi dispiace che molti abbiano aspettato un po’ di tempo prima di ricevere anche una piccola risposta; allo stesso tempo, mi dispiace anche che molti abbiano fatto perdere del tempo: persone inesistenti che ponevano domande con “indirizzi mail inventati”. Io non sono un professionista della politica, né tanto meno un lavoratore del patronato, quindi…
La seconda cosa è che ringrazio alcuni commentatori di questo Blog, Barbara, Daniele S., ……che rispondono e commentano in maniera molto educata e puntuale, oltre che denotare una correttezza linguistica e conoscenza di ciò che affermano; il ringraziamento nei loro confronti diviene ancor più grande quando le loro risposte sono dirette a qualcuno che ha difficoltà ad incanalare la propria rabbia e “strafora”. Tutti viviamo la stessa condizione, nella identica crisi: che non abbiamo generato noi e che non vogliamo pagare. La “rabbia” deve essere sempre incanalata e in voi vedo anche una mediazione “del conflitto”: grazie. Un conflitto che fino ad una ventina, venticinque anni fa, era, normalmente, di tipo “verticale”: era cioè la contrapposizione capitale- lavoro. Ora, i conflitti, sono divenuti sempre più di tipo orizzontale: colleghi di lavoro contro colleghi di lavoro, operai contro operai, contratti a tempo indeterminato accusati da quelli a tempo determinato di avere garanzie, di pensare al proprio tornaconto; pensionati “fortunati” contro giovani, “sfortunati”, italiani lavoratori, contro polacchi o romeni (magari vicini di casa, e benestanti, vero? A chi commenta superficialmente). In ogni caso, figure dietro le quali sussistono persone, in carne ed ossa: né redditieri, né padroni, né percettori di rendite. Anche nelle scuole, dove di norma si incontra un altro tipo di produzione, quella cioè del sapere, la “produzione culturale” si perpetuano questi contrasti: collaboratori scolastici contro collaboratori scolastici: uno che viaggia col mansionario sotto braccio, l’altro, a cui si chiede e si dice che “la scuola è cambiata”, “la scuola non è più come venti anni fa”, lavoratori che riscuotono lo stesso stipendio, solo che spesso “entrano in conflitto orizzontale”, perché ad uno pare di lavorare di più dell’altro. Il punto qual è? Che la scuola, a detta di molti, è cambiata ma gli stipendi, i salari no! Sono quelli di quando i “bidelli” erano il doppio di ora, e forse tutti “viaggiavano con il mansionario”. E quanti conflitti sorgono e rimangono allo stato latente? Però, quando si proclama uno sciopero, per rivendicare un aumento salariale, quanti partecipano? O, forse ci si preoccupa più dei trentacinque euro che si perdono? Ed ecco che quei conflitti si riproducono, perché non mediati, non risolti e vengono, e prendo a prestito un termine che mi servirà successivamente, “reiterati”. E giocoforza fanno alcuni di quelli che “contano”: i “bidelli” sono troppi, inutili e costano. Il problema non va risolto: va abolito. Qualcuno propone di “licenziarli” e di istituire le cooperative: in un colpo solo si risparmia sul personale e sulla “carta” per il mansionario. Parliamo sempre della scuola? Parliamo. Quanti di quei collaboratori scolastici “cadono nel trucchetto” del “conflitto orizzontale” e puntano il dito, contro “l’insegnante di sostegno” che “ruba la sedia e la cattedra” insieme al ragazzo, che viene “sradicato dalla sua classe” per poter svolgere un compito in classe? E la colpa è dell’insegnante di sostegno? Veniamo “inglobati” in questa logica, e magari, quell’insegnante di sostegno verrà accusato due volte: la prima perché ha escogitato il furto della sedia e della cattedra, al collaboratore scolastico, la seconda perché non è riuscito a “ricevere una cattedra”, tutta sua, in classe, magari perché non ha ancora l’idoneità, o manca qualche titolo. E il problema come andrebbe risolto? Chiedere che la scuola si adoperi per LE CLASSI, spazi, sedie e cattedre per i ragazzi diversamente abili e insegnanti di sostegno. E verso chi bisogna dirigere queste richieste? Verso il dirigente! Parliamo dei tecnici? Magari, Daniele, se vorrà, dato che ho capito essere tecnico, potrà dire la sua. Collaborare sempre e soltanto a senso unico? Ma dico, rispondendo a quanti mi dicono, “parla di amore”, vedrai quante visite sul blog. Ma a me non interessano le visite! E se voglio parlare d’amore, lo faccio con la massima delicatezza e riservatezza, e certamente non sul blog. Questa analisi, o critica, o riflessione, invece riguarda le circostanze che ci stanno intorno e che ci stanno modificando e noi, contribuiamo a modificare la società stessa. Passiamo “dall’impegno all’impegno”! e qualcosa cambierà. Ma tutto il circostante è politica e devo osservarlo attentamente. Ad esempio: se la Stampa del 25 marzo mi scrive:”Scuola, saltano 40 mila docenti”, e poi 37.000 i prof. che non rientreranno nelle scuole; 15.000 gli amministrativi”, oppure, la Repubblica, stesso giorno, “Scuola, arrivano i tagli del governo” posso non interessarmi? Posso non aderire ad uno sciopero se proclamato? Posso non rispondere ad un dirigente che magari “liquida le controversie del più basso gradino dei suoi lavoratori” dicendo, tanto dall’anno prossimo ci saranno meno controversie fra di loro perché “saranno tagliati posti di lavoro”? Posso permettere in tal modo “un’esaltazione dell’esternalizzazione” come risoluzione di un mio e non di un suo problema? Devo provare, mettere da parte il “probabile conflitto” orizzontale e “illustrare, raccontare, far prendere coscienza che il “probabile più grande licenziamento” che la storia della nostra Repubblica abbia mai conosciuto” è alle porte: quello nella e della scuola. (dato che ho parlato della scuola, e a me piace leggere, vi consiglio un libro, davvero interessante:”Beata ignoranza”, di Cosimo Argentina, Fandango, pag. 104, 8 euro).
A questa narrazione, simile, ne aggiungo un’altra: i lavoratori del tessile di Prato, i lavoratori metalmeccanici (ad esempio quelli Francesi); bene, con chi si alleano, ora, questi soggetti? Si alleano con il “vecchio” padrone; contro chi? Contro un “altro blocco sociale”. Dobbiamo cercare una risposta “da sinistra” e cercare di instaurare “un sindacato europeo”, perché ora è presente soltanto il vuoto, un vuoto che qualcuno vuole riempire. Come? Lasciando libero sfogo alla competitività “sfrenata”. Un vuoto che genera conflitto, che genera alleanze che non sono più come una volta, cioè lavoratori uniti ai lavoratori contro un “antagonista ben identificato”, ma lavoratori di uno stesso paese con “padrone” dello stesso paese. Il vuoto genera anche paura (basta leggere un commento il vicino, appena arrivato è ricco, io no). Situazioni che generano vuoti, paura e nuove alleanze in un’Europa dove solo sulla carta si hanno pari dignità e stesse azioni,mentre poi, si scopre che uno stato paga un’azienda che licenzia i suoi operai per trasferire la produzione in un altro paese (dopo aver magari preso anche i soldi per le agevolazioni per il sostegno pubblico all’industria degli elettrodomestici). Un domanda: ma perché non eravamo in diecimila al convegno di Rifondazione Comunista, sabato, sulle delocalizzazioni, in una fabbrica, magari dimessa, così anzicchè riempire il blog di commenti contro “noi stessi” avremmo capito di più sul periodo e “sulla guerra tra poveri”? E invece, dovremmo, e qui arrivo alla seconda considerazione, “lottare” quando è ora, presidiare, presenziare, informare: perché se riporto l’affermazione “Salari fermi dal 1993”, nessuno chiede: ma dove sono finiti allora i nostri soldi? Li avrà il romeno vicino di casa del commentatore? Quanto abbiamo perso? O per caso siamo finiti anche noi nella spirale del “miraggio logo” a tutti i costi anche quando apparteniamo ad una classe che non può permetterselo? O, che è lecito che lo abbia, ma ancor più se nelle nostre tasche avremmo ancora i nostri soldi. “Dal 1995 al 2006 i profitti netti delle maggiori imprese industriali sono cresciuti il 75%” (Liberazione: sabato 28 marzo, 2009). Continuiamo? Magari era sabato, a qualcuno “piace dormire”, o “è sabato anche per lui”; continuo: “i soldi della produttività sono finiti in tasca allo Stato, le cui casse hanno così potuto beneficiare di un introito pari a 112 miliardi di euro, tra maggiore pressione fiscale e fiscal drag. Tutto ciò a spese dei lavoratori dipendenti, ai quali il fisco ha sottratto dal 1993 a oggi la bellezza di 6.738 euro per lavoratore, visto che le retribuzioni nette sono cresciute 3,5 punti in meno (4,2% in meno per il lavoratore senza carichi famigliari) delle retribuzioni di fatto lorde. E chi ci “spinge”, o meglio “esorta” a spendere, ha idea della composizione dei lavoratori? Bene, sempre Liberazione riporta che in base alle dichiarazioni dei redditi presso i Caf Cgil, si ha che: 13,6 milioni di lavoratori guadagnano meno di 1.300 euro netti al mese. 6,9 milioni meno di mille: dei 6,9 milioni, il 60% è donna. 7,5 milioni di pensionati prendono meno di mille euro al mese. (e fra questi, sappiamo come “sono spalmati”). Il reddito famigliare fra il 2000-2008 registra una perdita di circa 1599 euro nelle famiglie di operai. Infine ricordo come più volte il Segretario di Rifondazione Comunista ha ricordato che “dal 1984 ad oggi ben 10 punti percentuali di Pil siano passati dai salari e dalle pensioni verso i profitti e le rendite: più di 150 miliardi di euro all’anno”. Posso avere un aspetto “più divertente” della società in cui mi trovo a vivere? Posso tacere e parlare magari dei 60 di topolino, e dire, “compriamo topolino, oggi”, magari ci faremo tutti un bagno nel deposito “dello zio Paperone”. Oppure, devo chiedermi qualcosa: se da giugno ci sarà, come ormai si dice, “il più grande licenziamento” (quello della scuola), 500 mila posti in meno, tra il 2009 ed il 2010, che il Pil precipita, posso cercare di conservare qualcosa dai quei 950 euro che percepisco? Io e tanti come me, che non avremo nessun ammortizzatore sociale. Invece dovrei pensare che mentre “nuoto nel deposito dello zio Paperone, il Pil scende, ed il Pia (prodotto interno dell’amore) sale”; ma non è così che ci si arriva alla meta, e la tradizione del movimento operaio lo insegna. Si, cari amici che mi avete indicato il metodo per raggiungere “i più alti contatti di questo blog”; il metodo non è quello di instillare sogni; abbiamo già chi continuamente racconta grandi sogni, “asfalta le strade” , “costruisce le Milano 2, Milano 3, ed ora vorrebbe (ma vorrei sapere con chi) costruire le tantissime Town, che fa tanto cool, che “conduce treni” e come hobby preferito magari ha quello di comprare ville. No, i sogni non conducono da nessuna parte. E’ legittimo avere aspirazioni, si, così come è legittimo che il sogno proibito di nove italiani su dieci è avere 32 mila euro l’anno (La Stampa, sabato 28 marzo 2009, Stefano Lepri), ma ora, sempre per rimanere nell’articolo, dobbiamo rimanere con i piedi per terra:” da 600 mila ad un milione di disoccupati in più pronostica la Cgil; molto più del mezzo milione temuto dalla Confindustria. Tra le tante cifre del rapporto presentato dall’Ires, il centro studi del maggiore dei sindacati spiccano quelle che in concreto spiegano la crisi: “ai livelli medi di paga, la cassa integrazione a zero ore significa dover arrivare a fine mese con 630 -760 euro, l’indennità di disoccupazione con 460 e i precari se perdono il posto non prendono niente” (dati sempre tratti da La Stampa, stesso giorno).
Ultimo appunto, il decreto sulla sicurezza. Alcuni titoli: “Sicurezza sul lavoro, ecco la controriforma” (Sara Farolfi), il Manifesto.
“Lavoro, sanzioni meno severe sulla sicurezza. Via alla riforma Sacconi”. Non abbassiamo la guardia”. Epifani: ”scelta molto grave” (Roberto Mania, la Repubblica).
“La nuova legge sulla sicurezza? Indebolisce le armi dei magistrati” (Federica Cravero), la Repubblica.
“Licenza di uccidere” (Liberazione). “Mentre nasce il Pdl, nel nome della libertà, il ministro Sacconi stravolge il testo unico per la sicurezza nei posti di lavoro. Il reato penale asciugato in un’ammenda. Esautorate le rappresentanze sindacali. Demansionamento per chi si ammala. Da oggi il lavoro è ancora più a rischio. La Confindustria applaude. Durissimi Cgil, Prc, Sd. Critico anche il Pd. La Cisl abbozza, anche su questo”.
“Infortuni sul lavoro, multe più salate ma meno arresti. Punite penalmente soltanto le violazioni gravi”. (Flavia Amabile), La Stampa.
Come si vede, riforma, controriforma, reteirare, plurimo, sanzioni, ammende. Il tutto però incorniciato da alcuni dati che scriverò mentre c’è tuttora un processo in corso, quello della Thyssen, ed uno che sta per cominciare, quello dell’Eternit.
Ogni giorno in Italia ci sono 2.500 incidenti: 3 persone perdono la vita; 27 invalidi in modo permanente; dall’inizio dell’anno: 100 morti; l’età media di chi perde la vita: 37 anni; i settori più colpiti: edilizia, metalmeccanica, trasporti. Nel 2008 gli infortuni non mortali erano stati 900 mila.
Le cause: parrebbero essere “carenza di sicurezza”.
Sabato e domenica si parlava di questo decreto legislativo (tratto da un comunicato stampa), ma le cose che più impressionavano erano le seguenti: si fa riferimento agli eventi traumatici nel decreto, ma per quanto riguarda l’esposizione a sostanze nocive? “Si fa scomparire la cartella sanitaria di rischio che non dovrà più essere comunicata all’Ispesl (istituto per la prevenzione) e la relazione del medico competente delle Asl, facendo scomparire di fatto al tutela delle malattie di origine professionale”; ritorna la visita preassuntiva per verificare l’idoneità al lavoro, ad opera del medico di fiducia del datore di lavoro (si scopre così se una donna è in stato interessante) che lo statuto dei lavoratori aveva abolito. Ed il demansionamento del lavoratore? E le Rsu? E la differenza tra reiterare e plurimo? Reiterare: replicare qualcosa già fatta (reiterazione di una promessa, ad es.). Plurimo: molteplice (un tempo nel sistema elettorale, certi elettori, in base al censo, all’età, o altro potevano disporre di più voti): ma se un’azienda è dispersa in più siti? O magari sussistono subappalti? Di questo si parlava, con la speranza di avere maggiori chiarimenti, ma con la speranza soprattutto che ciascuno di noi, ricomincia a riprendere in mano le fila di un percorso, di una casa, nostra, a sinistra.
La vita non è un fumetto di Topolino
31 marzo 2009 di Romano Borrelli
Pubblicato in Borrelli politologo, Riflessioni Quotidiane | Contrassegnato da tag Barbara, bidelli, cassantigrati, Cgil, cisl, confindustria, Daniele S., disoccupati, epifani, Federica Cravero, fiscal drag, Flavia Amabile, Inca-Cgil, Ires, La Repubblica, lavoratori, lavoratori dipendenti, lavoratori metalmeccanici, Paolo Ferrero, Paperone, pd, prc, pressione fiscale, Roberto Mania, Rsu, Sacconi, Sara Farolfi, sciopero, scuola, sd, Stefano Lepri, tagli, tessile prato, Topolino | 1 commento
Una Risposta
Lascia un Commento Cancella risposta
Romano afferma
Un Altro Mondo è Possibile dipende soltanto da Noi!

Facebook
Pagine
Video
English Version
Compagni
Annunci Gratuiti
Google Reader
FeedBurner
Calendario Blog
Categorie Blog
- Amore (12)
- Appuntamenti (83)
- Articoli dai giornali (19)
- Articoli dal Web (17)
- Borrelli politologo (36)
- Cgil (26)
- Comunicati Stampa (18)
- concorsi (4)
- crisi (101)
- Cronaca (31)
- Facebook (7)
- Federazione della Sinistra (63)
- fiom (40)
- Giovani (23)
- italia (19)
- La Costituzione (16)
- La critica (50)
- Lettere Visitatori del Blog (8)
- Libri (18)
- Lista comunista (26)
- Luigi Saragnese (10)
- Mondo del Lavoro (98)
- mondo della scuola (72)
- no tav (10)
- Paolo Ferrero (28)
- Pdci (19)
- Piemonte (51)
- Riflessioni Quotidiane (134)
- Rifondazione Comunista (116)
- Sergio Dalmasso (5)
- Torino (100)
- Treni della Vergogna (27)
- Università (25)
- Video (16)
Borrelli Tag
Armando Petrini ata Barbara barbara chiappetta Berlusconi cassa integrazione Cgil cig classe operaia compagni Costituzione crisi disoccupati Federazione della Sinistra fiat fiom Giovani Indesit Ivrea juri bossuto la stampa lavoratori Lavoro liberazione Luigi Saragnese mirafiori operai Paolo Ferrero pd Piazza Castello Piemonte prc Precari Rifondazione Comunista Roma romano borrelli sciopero scuola Sergio Dalmasso Skf studenti Torino Trenitalia Treno Treno della VergognaArchivi
-
Commenti recenti
Laura Lennon su Prezzi alle stelle, scarpe in… teresa su Prezzi alle stelle, scarpe in… Laura Lennon su “Uno scoiattolo” a… Laura Lennon su …dalla panchina ….… Romano su Panchina innevata, gelo s… Giuseppe su Panchina innevata, gelo s… Romano su Panchina innevata, gelo s… teresa su Panchina innevata, gelo s… simone su Panchina innevata, gelo s… serena su Panchina innevata, gelo s… -
Più cliccati
-
Post più letti
- Bonus famiglia e disoccupazione requisiti ridotti
- Ciao, comandante Paolo Farinetti
- Domande disoccupazione
- romano-108
- Manifestazione Cgil altre foto Contro la crisi una soluzione c'è: Lavoro e Contratto.
- romano-110
- Espresso 1665 Torino Porta Nuova- Reggio Calabria nelle vicinanze di Vibo: 170 minuti di ritardo.
- L'ASSALTO AL CIELO. Le Ragioni del Comunismo, Oggi.
- romano-109
- romano-97
Archivi
- febbraio 2012
- gennaio 2012
- dicembre 2011
- settembre 2011
- luglio 2011
- giugno 2011
- maggio 2011
- aprile 2011
- marzo 2011
- febbraio 2011
- gennaio 2011
- dicembre 2010
- novembre 2010
- ottobre 2010
- settembre 2010
- agosto 2010
- giugno 2010
- maggio 2010
- aprile 2010
- marzo 2010
- febbraio 2010
- gennaio 2010
- dicembre 2009
- novembre 2009
- ottobre 2009
- settembre 2009
- agosto 2009
- luglio 2009
- giugno 2009
- maggio 2009
- aprile 2009
- marzo 2009
- febbraio 2009
- gennaio 2009
- dicembre 2008
Blogroll
Link Interessanti
ControLaCrisi.org – l'home
il blog di paolo ferrero.-
Blog Contatore
- 100,120 Visite dal 08/12/08
Dal 20 aprile 2009
Creative Commons

Il Blog di Romano Borrelli by Romano Borrelli is licensed under a Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia License.
Based on a work at romanoborrelli.wordpress.com.-
Articoli recenti
- Prezzi alle stelle, scarpe in cielo
- “Uno scoiattolo” a Torino
- Sonja
- …dalla panchina ….”Con Hanka”
- Panchina innevata, gelo siberiano
- Libri da leggere………..Michela Marzano
- L’italiano, un bene comune. La lingua, un gigante dai piedi d’argilla?
- Lottiamo per i treni notte.
- Diritto di volare
- Diritto di volare
- La prima campana: sciopero generale.
- Contare per non essere contati
- Un nuovo farewell alle porte
- La rabbia dei precari e la “maturità” di indignarsi.
- Il vento è cambiato. Precari: Col nostro stipendio paghiamo chi ci insulta
Amministrazione





Ciao Romano,
non sono un tecnico, ma un “manager” pubblico della scuola che guadagna 1032 euro al mese, scioperi non in vista permettendo: “anche io li ho fatti tutti quest’anno”. Il dirigente scolastico ne prende dai 6000 ai 7000 euro, poco di più.
In questi giorni (poco prima della manifestazione nazionale della CGIL a Roma del 4 aprile) sindacalisti della cisl e della uil stanno girando per le scuole per cercare di “spiegare” al personale i motivi della loro firma al contratto 2008, 2009. Vantando meriti inesistenti. Tutto ciò, oltre che meschino, è davvero vergognoso: non hanno colto che la rabbia sta salendo e, che ove non sale vi è necessità ed urgenza di acquisire la coscienza sociale! Hanno creato un sistema di clientelismo e corruttela, pescando nel grande mare della miseria umana ed economica, in cui il personale che lavora nella scuola si vende per pochi spiccioli ai “Kapò” delle scuole-caserme: Dsga e Dirigenti scolastici.
Mi piacerebbe se Barbara, Rosina potessero scrivere degli articoli propri da pubblicare: ammiro anche io il loro modo di scrivere!
Topolino ha compiuto 60 anni, vero: ma oggi distraggono le menti, di chi potrebbe, con dei topolino sia super-tecnologici per giovani del terzo millennio sia per gli sprovveduti, studiati da esperti e formattizzati in modo da eliminare il conflitto, ed offuscare le menti degli impotenti spettatori, contro i veri responsabili di questo disastro economico-culturale e farcelo indirizzare verso i più deboli, verso coloro che colpa non hanno della crisi.
Ti saluto