Sabato 16 maggio, ore 10.00 Porta 5, Mirafiori, Torino. Alle spalle il simbolo del capitale. Un polo, da 6 milioni di auto. Davanti il lavoro. Migliaia di lavoratori. Compatti. “Nessuno stabilimento deve chiudere”. I primi che incontro scendendo dal tram, una coppia di Chivasso. Per fortuna l’amore c’è. Sono con loro, insieme. Con il lavoro, e con chi lo vorrebbe, ancora. E con chi si oppone al rischio. Di perderlo. Una marea di bandiere rosse, e di striscioni è posta davanti. Ripenso ad un articolo di Internazionale letto sul tram nel tragitto che mi conduceva dinanzi alla porta 5. “Il socialismo ha fallito e il liberismo è in crisi. Per costruire il modello economico del futuro dobbiamo riscoprire l’interesse collettivo, scrive Eric Hobsbawm”. (Internazionale, 15, 21 maggio 2009, pag.44). Interesse collettivo e solidarietà. Sento voci che diventano lingue: dialetti. Campano, molisano, pugliese, piemontese, laziale; dialetti che diventano lingua; una sola voce: “Pomigliano, Termini Imerese, Mirafiori, Lecce, Airasca (e tantissimi altri): NON SI TOCCANO”.
Cosa si chiede lungo il percorso che dalla porta 5 di Mirafiori porta verso Corso Unione Sovietica, via Basso Buole, via Genova, via Biglieri, Lingotto? L’allungamento del periodo di cassa integrazione da 52 settimane a 104 e l’estensione degli ammortizzatori sociali ai precari. Un confronto tra azienda e sindacati e regioni per fare il punto sui siti produttivi. Per dire che l’operaio esiste. Ancora. Esisterà, sempre. Ora è il “capitale”, lo “sfruttamento” che deve arretrare. “Tute Blu da tutta Italia per conoscere il loro futuro”, titolava la Repubblica di oggi (Stefano Parola, cronaca di Torino). Io direi “per riappropriarsi del proprio futuro”. La Stampa titolava “Gli operai Fiat: nessuno tocchi i posti in Italia” (Marina Cassi, cronaca di Torino). Io direi “Nessuno tocchi i posti di lavoro ovunque. Forse un po’ di internazionalismo non fa male. I lavoratori devono essere uniti, sempre. Contro tutti i “Marchi-onni”. Insieme possiamo vincere rifiutando e dicendo un bel “no alla guerra tra poveri”.
Il corteo vedeva la presenza di circa 4 mila presenze provenienti da fuori Torino: mille da Pomigliano. I gonfaloni presenti: Regione Puglia, Regione Campania, Comune di San Sebastiano Vesuvio, Comune di Torino, Provincia di Torino, Comune di Visciano (simpatico sia il sindaco che il conterraneo che lo accompagnava), Pomigliano d’Arco, Castellamare di Stabia. Poi, gli striscioni delle fabbriche e sindacati.
Slai Cobas, Napoli (molti reggevano cartelli con su scritto: “sono stato deportato con accordo sindacale al reparto confino di Nola”); Cobas Slai Alfa Romeo Arese; Slai Cobas, Como; Fiom Cgil Molise; R.S.U. Enti Centrali Mirafiori; Rappresentanze sindacali unitarie Magneti Marelli Corbetta; Rappresentanze Unitarie Aifo Iveco, Zona S.Siro; RSU Carrozzeria Mirafiori; Federazione Impiegati Operai Metallurgici Fiom-Cgil Milano; RSU Maserati Modena; RSU Iveco Engineering: RSU Iveco SPA STURA; Lavoratori Fivit Colombotto Collegno Torino; Rappresntanze Sindacali Unitarie Iveco; Fiom Cgil Torino; RSU Powertrain Fiat Mirafiori; RSU Fiom Cgil Stabilimento Suzzara;
Presse Fiat Mirafiori (gruppo che ha acclamato e richiesto nel mezzo il segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero); Fiom Dytech Chivasso (grande “lezione” da chi lavora senza “guanti bianchi”); Plastic components Magneti Marelliex Ergom, Caserta; RSU Fim Fiom Uilm Fismic, “Pomigliano non si tocca”;
FIOM SKF AIRASCA (grazie agli amici che mi fanno sentire sempre uno di loro, da Roma in avanti. Primo da rieletta di Barbara); Fiom Cassino; Fiat Powertrain stabilimento di Verrone, RSU Fim Fiom Uilm; New Holland; Lavoratori Comau Meccanica Grugliasco; Fiom Cgil Bologna; Gruppo Magneti Marelli di Bologna con uno striscione strepitoso: “La lotta è credere in un futuro migliore, prendi il meglio di te e mettilo nella lotta”, Cgil Fiom Weber Magneti Marelli Bologna (siete grandi!!!); “Tutti insieme”, Lavoratrici e lavoratori Carrozzeria Bertone; e poi, tantissimo rosso, di partiti. Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Partito dei Lavoratori, Sinistra Critica.
Tantissimi cartelli e tantissimi slogan.
Uno su tutti: “La classe operaia non ha nazione”.
Colgo inoltre l’occasione per ribadire ancora una volta che l’elezione dell’amica sindacalista Barbara della Skf è stata la miglior scelta possibile. Oltre che sfilare per tutto il corteo ha chiesto con forza e tenacia agli esponenti istituzionali di Rifondazione Comunista di “stringersi” ancor più di quanto facciano nelle realtà di fabbrica della sua zona. Gesti di forte solidarietà nei confronti di colleghi di altre realtà del suo territorio. Forse ora dobbiamo veramente puntare ad una iniziativa pubblica, non legata al profitto ma che sappia redistribuire la ricchezza in maniera equa. Riscoprendo le vere radici del movimento operaio, un brivido mi percorre e mi assilla: questa sera quanti saranno presenti in Piazza San Carlo per vedere insieme con gli “Amici” della “berlusconiana Maria De Filippi”? Possibile che a tutta questa marea di gente passerà per la testa, neanche per un attimo, che forse il loro futuro si gioca questa mattina e non questa sera? Possibile che, anche a Torino, ci sia stato questo “massacro”?





Anche io e Claudio abbiamo visto al telegiornale la marea di persone che aspettavano la De Filippi. Anch’io ho provato la stessa tristezza: molti sono gli stessi che votano Berlusconi solo perché pensano che se ci sono tanti “bei” programmi su Mediaset è merito suo; li fa divertire ed è giusto che governi l’Italia… non fa una piega! Ciò che succede in un reality, dopotutto, non è più importante di tutte quelle chiacchiere noiose sulla crisi e i licenziamenti? Perché provare a capire, ad osservare? La TV è molto meglio!
Perdona l’ironia galoppante, ma si mastica amaro a guardarsi intorno, e ancor più ad ascoltare i discorsi dei giovani, i futuri elettori, i futuri disoccupati e aspiranti veline.
A presto.
Finalmente ho visto Barbara! Sorridente dietro lo striscione della Fiom Skf di Airasca. Piccola, come lo sono lo botti con il vino buono, vera e dagli occhi profondi. Simbolo della lotta che il blog di Romano conduce e che unisce, tanti di Noi.
Ai dirigenti comunisti: ascoltatela!!
Altro che la “effimera” – e fisicamente taroccata – De Filippi che porta anche a Torino quel trash televisivo, affumica giovani cervelli dalle alte ambizioni, cattura voti.
Ciao Romano, Barbara, Rosina, Francesca ecc.
Siamo più ottimisti per il risultato elettorale; intensifichiamo gli sforzi, nel nostro piccolo.
Penso che siamo vicini alla soglia dello sbarramento, nonostante la censura o la deviante informazione che le varie Tv ci riservano, e sappiamo che peso politico enorme ha per la Sinistra riuscire a superarla, in questa fase storica.
Al parlamento europeo:
La lista Di Pietro appartiene al gruppo: partito liberale,
Pdl,Pd,Udc, appartengono al gruppo: partito popolare
Sinistra e Libertà al gruppo: partito socialista.
Fanno finta di litigare in casa e sono uniti in Europa.
La lista comunista appartiene al gruppo: Sinistra Comunista.
Ciao Romano,
ieri una giornata di emozioni contrastanti e di incontri. Arrivata a Torino con Mara, delegata Fiom della Indesit, mi ritrovo catapultata in una marea di bandiere, striscioni, dialetti diversi. Ci credo per un attimo o forse per quasi tutta la manifestazione, che per la Fiat possiamo essere tutti uniti. Prendo un caffè in un bar, parlo con Clement delle elezioni ad Airasca, i lavoratori-manifestanti nel bar mi appaiono così gentili che un pensiero mi arriva in testa a confermarmi che io questa gente la amo e questo mi dà la forza di lottare.
Mia madre è stata per 35 anni operaia alla Fiat di Rivalta, i suoi colleghi, veneti, piemontesi, calabresi, siciliani, pugliesi, sardi, sono stati i miei parenti acquisiti, con loro il Natale e le feste comandate, con loro il suono di dialetti conservati gelosamente, con loro la rabbia degli oppressi che iniziava ad insediarsi dentro me.
Una cosa che prima di entrare io stessa in fabbrica non riuscivo a capire era come mai avevano tutti gli occhi così rossi, poi l’ho capito a mie spese. Ieri ho ritrovato quel clima, ma non le stesse persone, loro avevano chiaro nel cuore cosa vuol dire il senso di unità, ora ci hanno messi uno contro l’altro.
Incontro te e poi con Massy e Stefano apriamo il nostro striscione. Intanto abbraccio Giuseppe, è nata Anna, la sua bambina, ne abbiamo parlato in treno quando noi tutti ci siamo conosciuti, nonostante tutto ieri voleva esserci e con lui Sebastiano, un ambasciatore mancato.
Saluto Maurizio Pagliassotti di “Liberazione”, parliamo di Diego e Sabrina, due cari amici in comune, il mondo non è piccolo, sono le idee che ci portano l’uno verso l’altro.
Conosco Agnoletto e mi colpisce la sua disponibilità e gentilezza, la classe politica dovrebbe prendere esempio. Gli chiedo di venire davanti alle fabbriche, di incontrare i lavoratori, non possiamo permettere che ci nutrano di odio e cassa-integrazione, ora strumentalizzano i barconi degli immigrati per farci diventare portatori sani di voti alla lega che, oltre tutto, portano consenso a quella maggioranza, quella di Berlusconi. Non possiamo permetterlo, non facciamoci confondere, ci sotterrerà. Intanto incrocio lo sguardo di Ferrero e anche questa volta il mondo non è piccolo, so che ci sostiene veramente.
Le sue idee sono le mie idee.
C’è poi un momento in cui i fischi sono talmente esasperati e forti che sento che sta per succedere qualcosa.
Ecco i Cobas di Nola.
Sappiamo tutti che qualcuno è ancora più scoraggiato e stanco di noi che vogliamo crederci ancora, io vado tutti gli anni a trovare le mie nipoti a Caserta e non vedo futuro per loro e per tutta quella terra.
La miseria sociale ed economica che subiscono è solo frutto di decenni di abbandono e degrado. Ma non fatevi strumentalizzare ancora da chi vuole solo che in un’occasione come quella di ieri si smonti una lotta che poteva essere unitaria e poteva avere altri obbiettivi.
Quei gesti di violenza spostano l’attenzione e delegittimano chi era lì per chiedere risposte dalla Fiat. Avete dimostrato intolleranza e l’intolleranza è una forma di ignoranza.
E intolleranza nell’intolleranza ho anche sentito una donna della Fiom come me che gridava ad una donna dei Cobas sul palco di parlare in italiano. Come donna, come lavoratrice, come sindacalista, sono stata di fronte all’ennesima sconfitta operaia italiana.
Solidarietà a Gianni Rinaldini e a tutti coloro che si battono con altri mezzi.
Grazie barbara. Le tue parole sono davvero importanti. Hai ragione, il mondo non è piccolo, ma ci riconosciamo. E questo è un grande stimolo a continuare la lotta comune. Che sarebbe impensabile, se non ci riconoscessimo. Buona campagna elettorale!
Ciao Romano, quello che è avvenuto sabato 16 Maggio dopo la manifestazione dei lavoratori Fiat e Indotto, sul palco del Lingotto al Segretario Gianni Rinaldini e Stefano dell’Inca oltre che essere un fatto vergognoso e deplorevole ci deve fare riflettere.
Il fatto è che mettersi contro e aggredire chi poi realmente non firma accordi contro i lavoratori mi pare un po’ strano, il mio primo pensiero è stato, che fossero disturbatori pagati dalle imprese, perché molti dei sindacati di base che in apparenza fanno i finti estremisti poi nella realtà, nelle aziende fanno accordi con i padroni, ma poi chiedendo qua e là e parlando con un mio parente che lavora alla Fiat di Rivalta, mi racconta del disagio che c’è all’interno della Fiat.
I lavoratori vedendo che le altre due organizzazioni firmano di tutto, nel calderone mettono anche la Fiom, e allora si sparge la voce che i confederati sono tutti d’accordo con i padroni. Mi hanno raccontato che giorni fa alla Boge di Villar Perosa son dovuti intervenire i carabinieri perché i lavoratori volevano picchiare il responsabile di territorio della Fim. Se pensiamo che dentro uno stabilimento metalmeccanico, come può essere la Fiat, la Skf, l’Indesit, o qualunque altra azienda, una parte dei lavoratori è a tempo indeterminato ciò vuol dire con delle tutele, ma un’altra parte che sta diventando sempre più numerosa è precaria senza tutele, “Operai contro Operai”. Il gioco della legge 30, la cosiddetta legge Biagi, è riuscito in pieno.
Il Sindacato Fiom cosa deve fare riportare normalità nei posti di lavoro? ha bisogno dei lavoratori tutti e come si fa, prima di tutto bisogna spezzare qualunque tipo di contatto con le altre due confederazioni, quelli stanno dalla parte degli industriali non dei lavoratori, e in questo modo non chiedere ai lavoratori della Cgil di manifestare con loro e poi fare una politica di ricrescita all’interno delle aziende e sostenere la politica di chi vuole eliminare la legge 30.
Cosa succederà con la crisi e la riduzione del personale, le aziende cercheranno in tutti i modi di licenziare chi non è precario, per avere campo libero su tutti i lavoratori. Ma la risposta dei lavoratori deve far si che chi oggi è precario non debba più esserlo domani.
Per eliminare anche attraverso un referendum questa porcheria che è la legge 30. Per i lavoratori Italiani l’unica ancora di salvezza sono quei politici che possono portare avanti tale discorso.
Formiamo un comitato di raccolta firme per un referendum per l’eliminazione di tale legge.