Fuori dai finestrini del bus 91, il generale inverno fa la voce grossa. Gli operai, il fiato grosso. Altri, la voce grossa. Altri ancora discutono, mentre altri, cercano inutilmente il meritato riposo. Nei pochi istanti in cui siedo con loro, i ricordi tornano ad alcuni libri di Arpino dedicati alla vita operaia. Altri tempi. Leggo una data su di un finestrino: “1945”. Da un’altra parte. Una data. “w la Fiom”, un acronimo, dall’altra. Fuori da questo bus, un automobilista, in attesa che il suo semaforo diventi verde, bacia candidamente il logo della sua auto, logo posizionato in bella mostra sul volante. Quanto sudore deve aver raccolto quel logo. Quante lacrime. Quante mani a toccarlo, ma sono pronto a scommettere: nessun bacio. Porgo l’orecchio ad alcuni discorsi degli operai presenti all’interno del 91. In mano a quelli, alcuni giornali, poche pagine, non 36. La stanchezza non riduce la voglia di capire ed analizzare quanto sta accadendo, “sotto lo stesso tetto”, direbbe il testo di un noto sociologo, Barbagli. Alcuni fogli relativi all’accordo. Chi sostiene quell’accordo, perchè “piu’ di così”, chi lo osteggia e prova a ragionare. Dal finestrino intanto osservo gli alberi correre. Penso alla galaverna. Gelo. Cerco di capire cosa analizzano. L’accordo. L’operaio legge che in seguito all’accordo, “questo si applica alla nuova società: dal 2012. Un accordo che servirà a “gestire” lo stabilimento Mirafiori”. Gestire, penso, brutta parola. Quali le prospettive, cerco di pensare per l’anno nuovo, così imminente? Cosa si produrrà, sotto quello stesso tetto e a nome di chi, mi domando? continuo ad ascoltare e l’operaio sostiene, quasi interpretando il mio stato che “l’accordo prevede la costruzione di circa 250 mila autovetture, con marchio Alfa e Jeep”. Sotto quale “tetto”? mi domandavo. E anche a cio’ anticipa la riflessione: “ La società, la nuova società, sarà fuori dal sistema contrattuale oggi vigente. Sotto questo nuovo tetto, ristretto, di una “casa grande”, come spazio, ma così piccola, perchè ci ingessano nei movimenti.” Mi domando, riferendomi alla dimensione spaziale, quali sindacati. Anche su questo, l’operaio è categorico. ”Solo quelli che avranno firmato l’accordo, il 23 dicembre”. E qui si impunta su un dato fondamentale. “L’importanza consiste nel ricordare due riferimenti, a proposito di rappresentanze. La prima: i delegati in tutta Italia vengono eletti in base all’accordo del 1993, tra Cgil, Cisl e Uil e Confindustria.”Ma venivano eletti o sono eletti, mi domando? Cosa cambierà? Qualcosa sarà modificato, dato che si parla spesso di “stabilimento governabile”, perchè il contraio è ingovernabilità. Prima era ingovernabile? C’era l’anarchia? E tutti i provvedimenti disciplinari? Non erano forse dei deterrenti? L’operaio continua sostenendo che “a Mirafiori, gli unici sindacalisti presenti saranno nominati tra i delegati Fim, Uilm, Fismic e Ugl, ovvero i firmatari dell’accordo del 23 dicembre. L’unica legge valida sarà quella relativa allo Statuto dei Lavoratori, articolo 19, dove si affida la rappresentanza sindacale solo ai firmatari di accordi collettivi applicati nello stabilimento. Prima, per chi non firmava, vi era la possibilità, in seguito al protocollo Ciampi, del 1993, di poter presentare una lista, (raccogliendo il 5% delle firme dei lavoratori interessati). In tal modo si potevano eleggere i propri rappresentanti sindacali. Non saranno cioè i lavoratori ad eleggere i propri delegati ma i sindacati a nominarli”. Che strana cosa, penso, e, quasi quasi, mi torna in mente il “porcellum”! Ora le Rsu subiscono un secco “cartellino rosso”: game-over, penso, per rimanere nell’ambito americano. Spero che l’operaio mi e ci chiarisca alcune cose, e difatti, continua spiegando a chi è affidata la rappresentanza dentro “lo spazio grande ma piccolo”. “Dentro, solo le Rsa, ovvero le rappresentanze aziendali, quelle delle sigle firmatarie”. Ritorno con la memoria ad un articolo di alcuni giorni fa di Sergio Cofferati, in cui asseriva che “Il contratto nazionale, a Mirafiori, non si applicherà mai piu’”. Forse, sarà il freddo, ma, a quell’affermazione mi viene in mente un’oasi. Poi, ripensando al alcune letture di classici russi, cambio immagine, penso: la Siberia! E così, ci si colloca out, out, out, penso. Fuori confindustria, fuori dal contratto nazionale, fuori dalle regole della rappresentanza. Mi domando: “E lo sciopero?” sarà sempre garantito o no? L’operaio comincia a parlare di diritto allo sciopero e di un “riferimento è alla clausola di responsabilità per i firmatari”. Altri gli chiedono: “si ma si puo’ ancora fare o no? Non sapevamo che avessero abrogato un articolo della Costituzione!”. L’operaio li incalza, dicendo: “Non possono cioè proclamare sciopero contro l’accordo sottoscritto e le sanzioni riguarderanno solo i sindacati”. Dopo lo sciopero, penso ad un altro concetto che fa riferimento sempre alla “governabilità”: la malattia. Ci si potrà ancora ammalare? Mi domando? “ I certificati di malattia, forse non copriranno il pagamento del primo o secondo giorno”. Eppure, racconta un altro operaio, anche qui, i deterrenti erano già presenti. Le “micromalattie” ed il loro modo di essere retribuite. Evidentemente …non è una spiegazione plausibile. Il racconto pero’ non termina qui. Ci racconta che “da febbraio poi, ci sarà, a rotazione, “per democrazia”, la cig straordinaria. Insomma, meglio farsi uccidere o farsi amputare le gambe? Davvero come sostiene Maurizio Landini, un imbarbarimento sociale. Davvero si è salvata Mirafiori? O si sono “schiavizzati” gli operai? Poi, dal 2013, la fine del limbo, “si produrranno, un suv a marchio Jeep per il mercato europeo, un suv a marchio Fiat, e una berlina di derivazione Chrysler ma con marchio Lancia”. Ma era la Fiat alla conquista degli States o la Chrysler alla conquista dell’ Europa? Chiarissimo l’articolo di Luciano Gallino su la Repubblica di venerdi 24: “L’America a Torino”. Due certezze e due incognite. Cosa si importa insieme alle auto? “legislazione e giurisprudenza statunitensi sulle libertà sono piu’ arretrate che in Europa”. Questo mi pare importante. E forse ora, lo scudetto, (alla luce di questo dialogo l’automobilista sorpreso a viaggiare lungo il viale alberato nei pressi di Mirafiori), non lo bacerà piu’. Mi domando se nel gioco nascondino, verranno “pizzicati” tutti ad accettare acriticamente questo accordo o se, finalmente, qualcuno avrà il coraggio di “liberare” tutti e dire chiaramente come stanno le cose? Chi accetterà acriticamente, presumibilmente, si troverà, da domani, a baciare, come quell’automobilista di cui sopra lo scudetto corredato di tutto punto, compresa la sigla sindacale a cui è iscritto. E per completare l’opera sarà felice di “santificare” il tutto sul suo badge: scudetto società e scudetto sigla sindacale. Un bacio al mattino prima di entrare, un bacio in mensa, un bacio all’uscita. E mentre lui, di bacio in bacio, prosegue con la sua “torpedo blu”, altri, altre, magari troveranno il coraggio, seguendo la tradizione di alcuni personaggi dei classici russi, “di sputarci sopra”. “Altro che libertà sindacale”, grida un altro. Un altro ancora, dalla memoria lunga, ricorda che “nel 2007 furono concessi, indirettamente, per mezzo delle amministrazioni locali, dai cittadini torinesi e piemontesi, la bellezza di 72 milioni affinché Mirafiori rimanesse dove era”. Il baciatore dello scudetto Fiat, esulta, perché con la riduzione delle pause (dieci minuti) la sua busta paga vedrà un incremento pari a 32,50 euro al mese. Caspita, che fortuna! In un colpo solo, eliminata la polarizzazione della ricchezza! gli fa eco l’altro.
Dal bus 91, un game over col bacio
27 dicembre 2010 di Romano Borrelli
Pubblicato in crisi, fiom, Mondo del Lavoro, Piemonte, Riflessioni Quotidiane, Torino | Contrassegnato da tag 1945, Arpino, fiom, luciano gallino, Maurizio Landini, Piemonte, Torino | 1 commento
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“Nulla è come prima”, questo pensiero attraversa con me le nuvole in volo, verso Roma.Sto andando al Comitato Centrale della Fiom convocato in forma urgente per il problema di quanto è accaduto alla Fiat Carrozzerie di Mirafiori.
Si è consumato l’ennesimo accordo separato che vuole introdurre un diverso modello di relazioni sindacali e un nuovo modello nelle relazioni sociali.
Il tre dicembre Fiat sospende la trattativa all’Unione Industiale di Torino, non c’erano i presupposti per continuare una discussione.Non c’erano neanche venti giorni dopo, non era cambiato niente, per investire quei milioni di euro, c’era bisogno di un atto di forza.
Infatti Fiat ha imposto un testo dove pare evidente che alle Carrozzerie vuole applicare un contratto di primo livello per sostituire il Contratto Nazionale.
Eventualmente sottoscritto da terzi, diventerebbe operativo nel caso in cui la maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori lo approvi.
Viene sancito che la Fiom che non l’ha sottoscritto, non ha rappresentanza e che Fim, Uilm, Ugl, Fismic e l’Associazione Capi e Quadri Fiat saranno solo Rsa (non eletti dai lavoratori, ma nominati dalle organizzazioni), aderiranno ad un’intesa che prevede di essere rappresentati per come Fiat vuole.Mi chiedo come mai Fim e Uilm abbiano accettato una rappresentanza che gli tagli le gambe, dal momento che dovranno condividere quelle nomine con gli altri firmatari dell’accordo e, forse, gli altri futuri firmatari, per esempio il Sindacato Padano o chiunque voglia rappresentanza in Fiat, oltretutto torneranno ad avere un ruolo non riconosciuto nella negoziazione.
Si peggioreranno le condizioni di lavoro, di salute e di sicurezza nei luoghi di lavoro, le pause passano da 40 a 30 minuti, da uno a due giorni non pagati per malattia, intervento su “assenteismo per malattia” (cos’è? O una persona è malata o è assenteista, in quest’ultimo caso questo è già un reato). Aumento degli orari di lavoro e dello straordinario obbligatorio, con turni fino a dieci ore per sei giorni alla settimana.
Il modello a cui si fa riferimento è quello americano, autoritario, antisindacale, antidemocratico, se vuoi esistere, esserci, devi stare solo alle esigenze dell’azienda.E’ un modello di rottura, anticostituzionale e di una gravità che non ha precedenti.
Anche il referendum che Fiat vuole indire è un vero attentato alla democrazia: si chiede di votare per non far votare ai lavoratori i propri rappresentanti sindacali.In nome di un investimento, che non mi pare poco, ma è solo un pretesto, è un doppio ricatto sulla testa dei lavoratori, che non possono essere lasciati soli. Ma Fiat vuole cancellare l’unico sindacato che vuole mantenere l’autonomia sindacale, la Fiom-Cgil, questo è il pretesto.
Il 13 dicembre Fiom chiede a Fim, Uilm e Federmeccanica di mantenere la rappresentanza e la risposta l’abbiamo avuta il 23 dicembre con l’accordo per Mirafiori.
Si introduce inoltre un principio anticostituzionale, quello di togliere il diritto allo sciopero, fino alla licenziabilità del dipendente e senza la Fiom tra i lavoratori questa sarà un ‘arma per non avere
grattacapi, ma soprattutto la libertà di far fare ai lavoratori tutto senza regole e senza tutele.Chi interverrà quando una postazione di lavoro non sarà adeguata ai problemi di salute di un lavoratore? Io sono una delegata che ogni giorno si batte per far rispettare esenzioni e limitazioni, so quanto l’azienda fa orecchie da mercante o quanto non siano del tutto vere le valutazioni in merito allo studio sulle tutele nelle movimentazioni o nei pesi da alzare o nelle azioni ripetute, ecc..
Eccomi, sono a Roma. Federico Bellono, Vittorio De Martino, Nina Leone (delegata a Mirafiori), Diego Petrolo, Antonino Inserra, Edmondo Lazzi ed io, che fino a due anni fa non sapevo nulla di sindacato.
Arriviamo alla sede della Cgil, vedo Landini, Cremaschi, Airaudo, vedo tutti gli altri membri che arrivano da ogni parte d’Italia.
Capisco che non è un momento facile, la mente va alla mia elezione da delegata in fabbrica, da quel momento la Fiom ha riscattato la mia condizione, da quel momento ho avuto la sensazione di avere spazi per praticare democrazia, tra alti e bassi ho vissuto quei momenti in cui mi sono dovuta mettere di traverso come dei momenti di “eversione dovuta”, per “tornare alla libertà”, per tutti, per i miei compagni di lavoro.Il Sindacato è un’invenzione straordinaria, è l’arma più in prima linea della democrazia, si serve solo della parola, del Contratto Nazionale e dell’intelligenza (naturalmente non parlo di sindacati corrotti).Ora vogliono togliermelo, ma lo vogliono togliere anche a tutti i lavoratori.
La Fiat ha dettato le condizioni, Confindustria e altre organizzazioni hanno accettato di essere al suo servizio, frantumando tutto ciò che è stata la storia dei diritti conquistati fino ad ora e se questa cosa dovesse avere una reazione a catena nelle altre fabbriche, ci sarà una frammentazione tale della condizione dei diritti dei lavoratori, che andrà incontro a qualcosa che in questo Paese abbiamo già visto: il fascismo.
Vorrei alzarmi e dire qualcosa a Landini, vorrei ringraziarlo per l’autorevolezza che sta dando a questa causa, ha carisma…ma poi mi guardo dinuovo attorno e penso che dovrei ringraziare tutti, la Fiom non è gente da poco, ognuno ha una storia straordinaria, non è resistenza, è qualcosa di più, è non aver mai abbassato la testa.Mi commuove l’intervento di Nina Leone, chiede di stare vicini a loro, delegati delle Carrozzerie Mirafiori, ora tocca a loro e dobbiamo aiutarli a non essere spazzati via. Durante l’intervento qualche battuta con un funzionario della Campania che le ricorda che intanto stavano firmando, gli altri, sempre a Roma, per la Newco di Pomigliano.
Forza Nina, sei un esempio.
Organizziamo tutti insieme lo Sciopero Generale di otto ore per il 28 gennaio, raccoglieremo firme e ci saremo in “momenti pubblici”, difenderemo il Contatto Nazionale del 2008.
Quando ritorno a Torino capisco perchè è troppo importante, i miei figli all’aeroporto mi corrono incontro, non possiamo deluderli!