Come d’abitudine prendo posto in fondo al solito bus. Tra le mani, alcuni quotidiani. Li sfoglio, soffermo l’attenzione su alcuni. Non mi dilunghero’ molto nella lettura. Focalizzo solo l’attenzione su alcuni articoli.Una distrazione, una frenata brusca e mi risuonano le parole dell’amica Barbara. Ed il suo scritto. Grazie amica, per le cose che scrivi, per la tua testimonianza e per il coraggio. Raccolgo la concentrazione e torno alla lettura dei quotidiani. Quello che personalmente disgusta è un’intervista al candidato sindaco della nostra città. Afferma, il candidato sindacto, di conoscere le fabbriche. Giusto. E’ così, dal momento che anni fa ricopriva un importante incarico. Forse pero’ non conosce a sufficienze le persone. La fatica di vivere o meglio, di sopravvivere. Economicamente, e fisicamente. Le famiglie incapaci di fronteggiare spese impreviste sono in aumento. Famiglie fisicamente distrutte già ora; perchè chi lavora in catena di montaggio non potrà reggere ritmi di lavoro da dieci ore, con pause ridotte, con la decurtazione economica del primo e poi del secondo giorno di malattia, vite famigliari distrutte, da questa continua flessibilità richiesta. In nome del dio mercato. No alla malattia, no allo sciopero, la mensa poi, diventa un optional, a discrezione. Per fare cosa? Per costruire auto…”scudettate” ma…americane o per “chi vuol fare l’americano”, dove i motori saranno di provenienza d’ Oltreoceano. Dove verranno commercializzate poi. La cosa piu’ triste, accennavo, è la dichiarazione di Fassino su la Repubblica: “Ai lavoratori sono richieste condizioni onerose, compensate pero’ dalla sicurezza del lavoro. In America i sindacati Chrysler hanno sottoscritto un accordo che prevede per i neoassunti la riduzione del salario da 28 a 14 dollari l’ora e 5 anni di conflittualità”. Come dire, siamo stati fortunati, poteva andare anche peggio. Aggiungo: meglio morire o farsi tagliare le gambe? E poi, non si era mai visto un sindacato che apponendo la propria firma ad un accordo esclude un altro sindacato. Bell’esempio. Un esempio che non passerà molto e verrà seguito da altre aziende. Una delocalizzazione “senza muoversi da casa”. Sempre globalizzazione, bellezza! Una globalizzazione, un pensiero unico che cercano una rivincita su questo bel paese. Rivincita, poi, mi pare una parola esagerata. Visto che sono trent’anni che, grazie alle classi dirigenti e sindacali continuano a genuflettersi davanti alla supermazia del mercato. Insomma, a modo di vedere di molti politici e sindacalisti, oltre che dal grande direttore d’orchestra, Mirafiori, per poter sopravvivere deve essere molto simile, in fatto di diritti, garanzie e retribuzione, ai paesi emergenti. Una “zona franca”. Penso che il 28 gennaio sia una buona occasione per ribadire un secco no a chi propina quese assurdità. Dal fondo del bus ripongo i quotidiani e continuo la lettura di ottimo libro, “Oltre la cenere” di Monica Dogliani e Andrea Ronchetti. La mia attenzione si sofferma su una frase, di Elie Wiesel. Mi piace e penso piaccia anche all’amica Barbara. Sono convinto che la ripeteremo, sempre, e faremo di tutto per portarla a conoscenza di molti. La ricreazione è finita. ” Prendi posizione. La neutralità favorisce sempre l’oppressore, non la vittima. Il silenzio incoraggia sempre il torturatore, non il torturato”.
Dal bus 91, in lotta insieme a Barbara.
30 dicembre 2010 di Romano Borrelli
Pubblicato in crisi, fiom | Contrassegnato da tag Barbara, fiat, mirafiori, monica dogliani, oltre la cenere, Piemonte, Torino | 2 commenti
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Ciao Romano, come stai?
ho letto con piacere il libro che mi hai regalato. Mi è piaciuto molto. Credo che l’autrice abbia una grande capacita’ di descrivere i diversi stati d’animo che si susseguono nel corso delle vicende che coinvolgono i diversi soggetti. Tuttavia credo che sia presente troppa rassegnazione e troppo masochismo da parte sua. Credo che nella vita sia necessario buttarsi alle spalle i momenti difficili ed agire con maggiore coraggio e determinazione. Credo che si possa cadere piu’ e piu’ volte ma poi ci si debba rialzare e lottare con tutte le proprie forze per cogliere ogni opportunita’ che la vita ci offre.
Naturalmente, questo è il mio pensiero personale.
Comunque, io mi sto ritemprando in vista della ripresa dell’attivita’ lavorativa, tu che fai di bello?
Se ti va, rispondimi via mail
ciao ed a presto Mario
Ciao Mario, grazie a te che ti sei soffermato a scrivere la tua opinione. Innanzitutto, buon anno. Il libro cui fa riferimento Mario è “Solitudine Estemporanea” di Lia Tirabeni, 0111 Edizioni, disponibile presso Libreria Belgravia di Torino. Lia saprà apprezzare sicuramente: chi scrivi mette in conto anticipatamente che non tutti condividano lo stile o il pensiero; chi scrive inoltre, penso lo faccia per se stesso, perchè senti il bisogno di raccontare, anche una finzione, che altri non avrebbero o non hanno il coraggio di narrare. Il limite tra finzione e realtà è sottile. Tanti elementi giocano su come affrontare le difficoltà della vita. Esistono problemi, si, sta a noi trovare soluzioni. Lia ci offre due possibilità, due modi per conludere la storia: una, piu’ semplice, piu’ soft, piu’ credibile; un’altra, da lotta. A me è piaciuta la seconda. Sempre nella lotta, nella conquista, ogni giorno. Anche contro le critiche, spesso ingiuste, il piu’ delle volte,preferendo solo sopravvivere. Forse non sarà una vita agevole, ma sempre contro le ingiustizie. A me le sue parole hanno “toccato le corde del cuore”.Lascio a me stesso (e a chi ne ha voglia) la seguente frase.
“Prendi posizione. La neutralità favorisce sempre l’oppressore, non la vittima. Il silenzio incoraggia sempre il torturatore, non il torturato” (Elie Wiesel) .
ciao Mario, ti scrivo in privato. ciao, grazie della lettura e grazie del commento. ciao