E così, anche le due ultime “strisciate” di badge sono andate. Un orologio elettronico, a ridosso della nuova stazione ferroviara, segna le 6.10. Quello scheletro di vetro e acciaio sembra crescere di ora in ora, così rifletto prima che la pancia della metro e del sottopasso mi inghiotta, ancora una volta in questo giro di provincia. Davvero strano questo giro, anzi, questi giri, che ricordano un nuovo colonialismo, un capitalismo dalle fattezze nuove. Già, non si commerciano piu’ cose ma istruzione, cure, accoglienza, vigilanza, attenzione ai diversamente abili. Ogni anno, sempre un nuovo “giro”. Posti di lavoro che continuamente risultano scoperti e continuamente si riempiono, con visi, volti nuovi. Ogni anno. Come un ritmo. Quali diritti posso accampare in questo nuovo “colonialismo”? Posto di lavoro, precario, come tanti altri: professori e ata, a migliaia, dove restiamo “giovani” pur invecchiando ogni anno. Un ossimoro. E restando giovani, ma invecchiando, continuiamo a pagare la crisi che altri hanno innescato. Mille miliardi persi dal sistema bancario europeo tra il 2007 ed il 2010. Chi ne paga il conto? Il contribuente europeo, italiano. Servizi ridotti, welfare ridotto, retribuzioni bloccate. E la manovra economica certo non aiuta, così come non aiutano le critiche all’articolo tre della Costituzione. “Rimuovere gli ostacoli…..”già….e qualcuno critica quell’articolo. Rendiamolo effettivo piuttosto. Introduciamo delle compensazioni a chi, precario, continuamente sostiene costi di trasporto, mutando, annualmente posto di lavoro, scuola. Introduciamo degli sconti, delle tessere gratuite di trasporto, almeno per il treno,per chi lavora nello stato e subisce anni e anni di precariato. Introduciamo forme di compensazione, tipo buoni basto, dal momento che chi lavora nella scuola ne è escluso e non ne fruisce, diversamente da altri lavoratori; eppure buona parte del proprio tempo, della giornata viene trascorsa sul posto di lavoro. Introduciamo delle compensazioni, dal momento che viviamo in un posto, senza utilizzarne i servizi, ma lavoriamo in un’altra cittadina. Non facciamoci criticare ingiustamente ma chiediamo almeno uno sforzo “empatico”. Si sostiene spesso che la società è cambiata, e la scuola anche, e quindi le competenze richieste sono mutevoli. Chiediamo corsi di aggiornamento che ci facciano percepire la realtà odierna, con le mille difficoltà dei ragazzi. Chiediamo che ci vengano forniti corsi attinenti al mondo della disabilità, per una perfetta integrazione dei ragazzi e dei lavoratori. Chiediamo piu’ partecipazione, ad ogni livello. Chiediamo di essere coinvolti in ogni processo decisionale. A partire dalle piccole decisioni. Chiediamo che la leva fiscale faccia il suo corso per una corretta redistribuzione delle risorse in un Paese che vede continuamente incrementare le disuguaglianze. Chiediamo una retribuzione piu’ dignitosa. Chiediamolo ora, diamogli conseguenza all’atto del voto. A questo pensavo, nel momento in cui “strisciavo” per l’ultima volta, in quel posto di lavoro, il badge. Con la speranza di poter contare e non essere ancora una volta contato e relegato nell’immenso serbatoio della precarietà. Un anno davvero pesante, sotto tanti punti di vista. Non lo auguro davvero a chi sostiente che i precari sono la parte peggiore dell’Italia.
Unica cosa positiva, quest’anno, i treni. Almeno quelli utilizzati dal sottoscritto, sempre puntuali.






