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	<title>Il Blog di Romano Borrelli</title>
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		<title>Il Blog di Romano Borrelli</title>
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		<title>Bella Ciao Modena City Ramblers</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Nov 2009 23:30:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Romano Borrelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Modena City Ramblers, cantano bella ciao, canzone simbolo della liberazione dell'Italia dal nazi-fascimo. Viva il Comunismo e la Libertà<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=romanoborrelli.wordpress.com&blog=5781710&post=2621&subd=romanoborrelli&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Viva il Comunismo e la Libertà</p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://romanoborrelli.wordpress.com/2009/11/12/bella-ciao-modena-city-ramblers/"><img src="http://img.youtube.com/vi/55yCQOioTyY/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
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		<title>Il muro e noi</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 20:36:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il 9 novembre, 20 anni fa, cadeva il muro di Berlino. In quell’elemento simbolico è racchiusa la fine di un regime socialista in cui – nella migliore delle ipotesi - la giustizia sociale era contrapposta alla libertà. In questa incapacità di coniugare libertà e giustizia sta al fondo il fallimento del tentativo novecentesco di transizione al socialismo. Noi che siamo nipoti della lotta partigiana – quante lapidi ci sono nel nostro paese su cui sta scritto “morto per la libertà” - abbiamo salutato positivamente la caduta del muro. Il socialismo senza la libertà semplicemente non è socialismo: è un tentativo di andare oltre il capitalismo che ha imboccato la strada sbagliata ed è abortito. Così non poteva andare avanti e così non si andava da nessuna parte. Senza libertà nessun socialismo. Giusto quindi picconare il muro e bene che il muro sia caduto;<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=romanoborrelli.wordpress.com&blog=5781710&post=2619&subd=romanoborrelli&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Il 9 novembre, 20 anni fa, cadeva<strong> il muro di Berlino.</strong> In quell’elemento simbolico è racchiusa la fine di un regime socialista in cui – nella migliore delle ipotesi &#8211; la giustizia sociale era contrapposta alla libertà. In questa incapacità di coniugare libertà e giustizia sta al fondo il fallimento del tentativo novecentesco di transizione al socialismo. Noi che siamo nipoti della lotta partigiana – quante lapidi ci sono nel nostro paese su cui sta scritto “morto per la libertà” &#8211; abbiamo salutato positivamente la caduta del muro. <strong>Il socialismo senza la libertà semplicemente non è socialismo</strong>: è un tentativo di andare oltre il capitalismo che ha imboccato la strada sbagliata ed è abortito. Così non poteva andare avanti e così non si andava da nessuna parte. Senza libertà nessun socialismo. Giusto quindi picconare il muro e bene che il muro sia caduto; bene che i dirigenti della DDR abbiano scelto di non sparare, preferendo perdere il potere piuttosto che cercare di mantenerlo con una strage.</p>
<p>Nel mondo la caduta del muro è stata salutata come la vittoria della libertà sulla barbarie, come la possibilità di un nuovo inizio per la storia del mondo basato sulla libertà e la cooperazione. Sappiamo che non è andata così. Gli stati Uniti hanno colto l’occasione della sconfitta del nemico storico per rilanciare la propria egemonia incontrastata su scala mondiale e il capitalismo ha preso da questo passaggio l’abbrivio per aprire una nuova fase della propria storia, quello della globalizzazione neoliberista. I cantori del capitalismo hanno colto l’occasione per dire che eravamo alla fine della storia. Marx aveva speso la vita e scritto migliaia di pagine per dire che il capitalismo non era un fenomeno naturale ma bensì un modo di produzione storicamente determinato e quindi superabile. La caduta del muro è stata usata per “rinaturalizzare” il capitalismo, per affermare su scala globale che viviamo nel migliore dei mondi possibili; per affermare che essendo il capitalismo naturale, ogni tentativo di superarlo diventa un atto “contro natura” e in quanto tale barbarico. Gli anni ’90 sono stati caratterizzati da questo unico grande messaggio, trasmesso a reti unificate dal complesso dei mass media e da tutte le forme di produzione culturale, cioè di costruzione dell’immaginario individuale e collettivo, a partire dall’industria cinematografica. La caduta del muro è stato l’evento simbolico che ha permesso di costruire una grande narrazione che ha rilegittimato completamente il capitalismo. Kennedy non è più il presidente dell’escalation della guerra di aggressione al Viet Nam o l’aggressore di Cuba con l’avventura della Baia dei Porci. Kennedy è celebrato come il paladino della libertà e il suo discorso berlinese ne è il suggello. Dietro il paravento della libertà, sono riapparse, anche in occidente, incredibili differenze sociali e livelli di sfruttamento del lavoro che pensavamo seppelliti per sempre dopo le lotte degli anni ‘70. Nella vulgata la libertà d’impresa è diventata il presupposto della libertà dei popoli. Questa completa rilegittimazione del capitalismo ha un sapore mortifero di falsa coscienza: Che Israele costruisca muri per imporre l’apartheid in Palestina e che gli Stati Uniti costruiscano muri per impedire l’immigrazione dal Messico non fa più problema. <strong>Ogni muro è diventato lecito per l’impero del bene</strong>. In Italia questo fenomeno ha assunto dimensioni maggiori che in altri paesi in virtù della proposta di Achille Occhetto – accolta dalla maggioranza del suo partito &#8211; di sciogliere il PCI in nome di questo nuovo inizio, appiattendo così tutta la storia del movimento comunista italiano sul fallimento del socialismo reale. La storia del nostro paese è stata integralmente riscritta, la lotta partigiana è stata denigrata nel suo valore simbolico di rinascita della nazione e così si è aperta la strada all’aggressione della Costituzione. La cancellazione della memoria del paese e la sua ricostruzione fatta dai vincitori ha sdoganato ideologie razziste e comportamenti xenofobi che pensavamo definitivamente finiti nella pattumiera della storia dopo la barbarie nazista.</p>
<p>Il fascismo, lungi dal presentarsi come una parentesi della storia patria, si evidenzia sempre più come una delle possibilità inscritte nel sovversivismo delle classi dirigenti di un paese che – come sottolineava Gramsci &#8211; non ha vissuto la riforma protestante e il cui risorgimento non è stato fenomeno di popolo ma di ristrette elite. La democrazia e la stessa costruzione di un etica pubblica in questo paese è concretamente il frutto delle lotte del movimento operaio, socialista e comunista. La loro disgregazione apre la strada a populismi di tutti i tipi, di destra come di sinistra.<br />
In questo imbarbarimento del costume e dei rapporti sociali nel nostro paese e nel mondo vediamo confermata quotidianamente non solo la possibilità ma la necessità di battersi per superare il capitalismo.</p>
<p>In questa dialettica sta il nostro giudizio politico sulla caduta del muro di Berlino:<strong> è stato un fatto positivo e necessario, da festeggiare, ma non costituisce di per se un nuovo inizio per l’umanità.</strong> E’ stato anzi l’evento utilizzato per costruire un nuovo inizio e una nuova rilegittimazione dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo e della guerra. Mi pare che questa sia anche la consapevolezza dei compagni e delle compagne della Linke: nessuno propone di tornare a prima ma nella Germania riunificata occorre organizzarsi e lottare – all’Est come all’Ovest &#8211; contro il capitalismo e la guerra, per costruire un socialismo democratico.<br />
Fuori da questa comprensione dialettica della positività della caduta del muro e della chiara consapevolezza che questo non segna nessun nuovo inizio, non esiste nessuna possibilità di porsi oggi il tema della trasformazione sociale e del superamento del capitalismo. Fuori da questa comprensione dialettica possiamo solo diventare anticomunisti o far finta che i regimi dell’Est non abbiano fallito nel tentativo di costruzione del socialismo. Il pentitismo e la nostalgia indulgente sono i rischi che abbiamo dinnanzi a noi: nella loro apparente opposizione rappresentano in realtà la completa negazione della possibilità di lottare per il socialismo, per una società di liberi e di eguali.</p>
<p>Da questa comprensione dialettica della caduta del muro scaturisce la nostra scelta della rifondazione comunista.<br />
Dopo il fallimento del tentativo di fuoriuscita dal capitalismo che ha dato luogo ai regimi dell’Est non basta definirsi comunisti: occorre porsi l’obiettivo teorico, politico ed etico della rifondazione del comunismo e dell’antropologia dei comunisti e delle comuniste. L’obiettivo cioè di superare il capitalismo coniugando libertà e giustizia. L’utilizzo di due parole – rifondazione comunista &#8211; anziché una per definirci non è un lusso o una complicazione: è il modo più corretto per esprimere oggi il nostro progetto politico, in cui sappiamo dove vogliamo andare e sappiamo cosa non dobbiamo rifare. Il comunismo dopo il novecento è uscito dalla fase dell’innocenza. Compito nostro è farlo diventare adulto ed è un compito per cui val la pena spendere la vita.</p>
<p>Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista</p>
<p>8 novembre 2009</p>
<p><!--post text with the read more link-->editoriale da <em>Liberazione</em> di domenica 8 e lunedì 9 novembre 2009</p>
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		<title>Torino-Chivasso-Ivrea: il treno della vergogna 2</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 22:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Romano Borrelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stazione Porta Susa, sotterranea. Ore 7.35. Attesa. "Che stazione mirabolante", afferma qualcuno; peccato per i treni...pensa qualcun altro; trovo molto pericoloso questo lungo tunnel artificiale pensa qualcun'altro. E tra un dire ed un pensare, il piccolo tabellone luminoso illustra ai viaggiatori del sabato mattina che il treno diretto ad Aosta, subirà un ritardo di 30 minuti. Poi, diventati 20, e poi, ritornati nuovamente 30. Motivi? Misteriosi. Ad Ivrea, i minuti di ritardo risultano essere 45. E' ritardo per le ferrovie? Oppure Ivrea è una stazione intermedia<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=romanoborrelli.wordpress.com&blog=5781710&post=2612&subd=romanoborrelli&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>Stazione Porta Susa, sotterranea</strong>. Ore 7.35. Attesa. <strong>&#8220;Che stazione mirabolante&#8221;</strong>, afferma qualcuno; peccato per i treni&#8230;pensa qualcun altro; trovo molto pericoloso questo lungo tunnel artificiale pensa qualcun&#8217;altro. E tra un dire ed un pensare, il piccolo tabellone luminoso illustra ai viaggiatori del sabato mattina che <strong>il treno diretto ad Aosta, subirà un ritardo di 30 minuti</strong>. Poi, diventati 20, e poi, ritornati nuovamente 30. Motivi? <strong>Misteriosi</strong>. Ad Ivrea, i minuti di ritardo <a href="http://romanoborrelli.files.wordpress.com/2009/11/ritardo-torino-ivrea-1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2616" title="ritardo-torino-ivrea-1" src="http://romanoborrelli.files.wordpress.com/2009/11/ritardo-torino-ivrea-1.jpg?w=225&#038;h=300" alt="ritardo-torino-ivrea-1" width="225" height="300" /></a>risultano essere 45. <strong>E&#8217; ritardo per Trenitalia?</strong> Oppure <strong>Ivrea</strong> è una stazione intermedia e quindi&#8230;.Comincerò il lavoro letteralmente in ritardo. Ho dovuto telefonare, sul posto di lavoro (non è la prima volta!!). Abitudine. Il ritorno? cinque minuti di ritardo. Il pendolare, la gente comune, continua ad essere penalizzata. Agli occhi della gente, <strong>il fumo</strong>: <strong>TAV, Ponte sullo Stretto, CASE ai terremotati</strong> (quante migliaia nelle tende o sono ancora ospitate presso alberghi lungo le coste e che non ci mostrano nelle prime serate di <strong>Porta a Porta</strong> dello strapagato giornalista di regime?). A proposito di calamità: un ricordo va a quel lontano 1994 quando l&#8217;alluvione causò distruzione in molte zone del Piemonte.  Crisi terminata, continua ad affermare qualcuno (<strong>ma i posti di lavoro persi si recuperano? o sono persi per sempre?</strong>). Le sacche di disperazione esistono in tanta gente che non appare; tant&#8217;altra gente riempie i supermercati, tanti però vivono il disagio della crisi in silenzio e la paura del non farcela più a reggere il peso delle scadenze monetarie mensili, mutui, malattie e costi per i sanguisughe di psichiatri, dentisti e specialisti vari dilaga; professionisti, veri e propri macchine da soldi in assenza di una seria sanità pubblica! Non si trovano amici quando le banche potrebbero fregarti la casa perché non riesci a reggere il ritmo di pagamento del mutuo. Questo capitalismo con i suoi tentacoli, con le sue regole ed i suoi ritmi iniqui ed insostenibili è in contrasto forte con la vita a misura d&#8217;uomo. &#8230;vorrei continuare, per fortuna mi è arrivato un messaggio: &#8220;Un abbraccio nel giorno della rivoluzione d&#8217;ottobre&#8221;.</p>
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		<title>Una sedia vuota al circolo Lenin di Torino: ciao, compagna &#8220;Carla&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 15:55:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Romano Borrelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mercoledì 4 novembre ci ha lasciati la compagna Romana Perazzi, nata a Torino il 2 febbraio 1931; compagna iscritta al Pci sin dal primo dopoguerra. La passione per la storia, quella con la s minuscola, scritta da gente comune, mi ha portato ad apprezzare la figura e le qualità di Romana, conosciuta da noi tutti come Carla. Militante di Rifondazione, insieme al suo compagno Roberto (in alto a sinistra nel banner del blog), entrambi, hanno sempre messo a disposizione ogni loro respiro per il bene del partito e, di ciascuno di noi.
Grazie compagna Carla. Di cuore. Rosso. Come lo è stato il tuo.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=romanoborrelli.wordpress.com&blog=5781710&post=2608&subd=romanoborrelli&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Mercoledì 4 novembre ci ha lasciati la compagna <strong>Romana Perazzi</strong>, nata a Torino il 2 febbraio 1931; compagna iscritta al Pci sin dal primo dopoguerra. La passione per la storia, quella con la s minuscola, scritta da gente comune, mi ha portato ad <a href="http://romanoborrelli.files.wordpress.com/2009/11/compagna-carla.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2610" title="compagna-carla" src="http://romanoborrelli.files.wordpress.com/2009/11/compagna-carla.jpg?w=170&#038;h=313" alt="compagna-carla" width="170" height="313" /></a>apprezzare la figura  e le qualità di Romana, conosciuta da noi tutti come Carla. Militante di Rifondazione, insieme al suo compagno <strong>Roberto </strong>(in alto a sinistra nel banner del blog), entrambi, hanno sempre messo a disposizione ogni  loro respiro per il bene del partito e, di ciascuno di noi.  Il telefono, ora, non squillerà più, nelle nostre case, per ricordarci un appuntamento, un volantinaggio, un direttivo di circolo, un federale,  un intervento di Grassi o Burgio, un seminario di una mozione, Essere Comunisti, &#8220;quella di <strong>Mario Contu</strong>&#8220;, e ancora, uno sciopero, un primo maggio. L&#8217;ultima volta che l&#8217;ho incontrata, a febbraio scorso, al termine di una manifestazione, era stanca, sofferente; era insieme al compagno, Roberto. Carla era  affaticata, ma anche  preoccupata, per lo stato del partito, per i problemi economici di tanti militanti. Mi raccomando, mi disse: &#8220;<strong>Abbiamo &#8220;dato una vita&#8221;, per questa bandiera, per questo partito</strong>. <strong>Tieni duro, tu che sei giovane&#8221;.</strong> Mi avete accolto nel vostro circolo, la vostra casa; in federazione, la vostra casa per noi. Venivo da una storia sentimentale consumata, ascoltare te, Roberto e gli altri compagni durante le riunioni,  non è stato facile. Ma era bello quando mi &#8220;davate la parola per un intervento&#8221;:  era la vostra fiducia. Mi avete ridato autostima.  Da questa settimana, al circolo Lenin ci sarà una sedia vuota, la tua compagna Carla. Ma vi saranno anche tanti cuori pieni di gioia pensando ai tuoi occhi belli, incontrati mille volte, in cento piazze di Torino.</p>
<p>Grazie compagna Carla. Di cuore. Rosso. Come lo è stato il tuo.</p>
<p>Romano Borrelli</p>
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		<title>&#8220;La ricerca è appesa ad un filo, non tagliate la corda&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Nov 2009 20:58:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Romano Borrelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In treno, a qualsiasi ora, i temi fondamentali sono sempre gli stessi: calcio, grande fratello, amici .... attualità? politica? Macchè!!! Colgo l'occasione per leggere qualcosa. "Carta", un buon settimanale, che da pagina 36  in avanti dedica un bell'articolo "all'assemblea dei 5 mila", assemblea riunitasi a Bologna il 30  ottobre. Un'assemblea di delegate e delegati Fiom. Un pensiero che va subito a Barbara, a Palazzo e molti altri ancora.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=romanoborrelli.wordpress.com&blog=5781710&post=2603&subd=romanoborrelli&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>In treno, a qualsiasi ora</strong>, i temi fondamentali sono sempre gli stessi: calcio, grande fratello, amici &#8230;. attualità? politica? Macché!!! Colgo l&#8217;occasione per leggere qualcosa. &#8220;Carta&#8221;, un buon settimanale, che da pagina 36  in avanti dedica un bell&#8217;articolo &#8220;all&#8217;assemblea dei 5 mila&#8221;,  assemblea riunitasi a Bologna il 30  ottobre. Un&#8217;assemblea di delegate e delegati Fiom. Un pensiero che va subito a Barbara, a Palazzo e molti altri ancora. Per fortuna ci sono loro. E hanno bisogno di molta solidarietà per contrastare &#8220;il colpo di stato sindacale&#8221;:  a questo si oppone, la Fiom, facendone una questione di democrazia. E la Fiom ha ragione: per la prima volta, si assiste ad una compressione salariale. <strong>110 euro di aumento in tre anni: contratto firmato dagli altri (Fim, Uilm, Federmeccanica)</strong>. A volte penso che non ci sia la volontà di &#8220;denunciare&#8221;, di &#8220;informare&#8221;, anche sui luoghi di lavoro. Ho provato a guardare nella bacheca sindacale, per vedere se i lavoratori  pubblici erano stati informati dei &#8220;nuovi arresti domiciliari&#8221; in caso di malattia (reperibilità passata da 4 a sette ore:  dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00). Niente. Sul fronte della denuncia, cari professori, che oggi stesso vi siete lamentati per la mancanza di un collaboratore capace di coadiuvare il vostro lavoro, scioperate quando è ora! Lamentarsi tardivamente non serve. Oggi la mancanza non riguardava voi, ma magari, domani &#8230;.. Quando si indice uno sciopero, guardate il merito e aderite. Oggi non tocca voi, domani potrebbe  però toccarvi. Il viaggio conosce una stazione intermedia, una fermata che  mi concede la possibilità di osservare un treno, fermo,  più in là, in  attesa di poter ripartire in direzione opposta: è pieno, con la gente in piedi. Eppure siamo in tempi di Freccia Rossa&#8230; Guardo il tabellone dell&#8217;orario che indica &#8220;solo cinque minuti di ritardo&#8221;; come in seguito  ho saputo , nelle stazioni intermedie, il ritardo non conterebbe sulla tabella di marcia. del treno ai fini del calcolo del ritardo finale. Peccato che per me si, però. Il treno riparte, cambio giornale e scopro quanta è meravigliosa &#8220;questa globalizzazione&#8221;: &#8220;Licenziati e senza casa la crisi degli immigrati&#8221; (La Stampa 4 novembre, articolo di Andrea Rossi). Immigrati costretti ora a chiedere soldi là dove fino a poco tempo fa li avevano spediti. &#8220;E&#8217; il liberismo, bellezza, che ti spreme fino alla fine, in una lotta continua fra poveri contro poveri&#8221;. Una &#8220;guerra&#8221; che continua anche sul versante docenti: sta infatti partendo la nuova &#8220;olimpiade scolastica dei master&#8221;: come nella raccolta punti del mulino bianco, un master fa  tot punti.  Master, tutti a pagamento, ovviamente. Più ne fai, più punti maturi. Chi ha soldi, va avanti, chi non ne ha, resta indietro. Nella graduatoria. Alzo gli occhi al cielo e dico, &#8220;no, cara Stellina, non siamo una minoranza. Non mi meriti.&#8221; E come scritto su uno striscione, &#8220;<strong>La ricerca è appesa ad un filo, non tagliate la corda</strong>&#8220;.</p>
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		<title>Chivasso &#8211; Ivrea, in treno: che vergogna!</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 18:55:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Romano Borrelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Venerdì mattina 30 ottobre 2009. Ore 6.25. Stazione di Torino Porta Susa. Sotterranea. In attesa del treno, scorro velocemente i titoli di alcuni giornali. La Stampa, in prima pagina, pone in evidenza il tempo ridotto, per effettuare, in treno, il tragitto Torino-Milano e viceversa. "Rivoluzione dell'alta velocità", Torino -Milano in 55' (Marzolla, Minetti e Salvaggiulo). Incuriosito dall'articolo, fisso l'attenzione alle pagine successive, 10 e 11. "Torino-Milano la nuova vita ad alta velocità". Proprio mentre leggo, il treno "dei pendolari", quello da me utilizzato, (e dalla maggior parte dei percettori di reddito fisso da meno di mille euro al mese, precari) è annunciato con 15 minuti di ritardo. Che a Chivasso diventano 5.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=romanoborrelli.wordpress.com&blog=5781710&post=2592&subd=romanoborrelli&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Venerdì mattina 30 ottobre 2009. Ore 6.25. <strong>Stazione di Torino Porta Susa. Sotterranea.</strong> In attesa del treno, scorro velocemente i titoli di alcuni giornali. La Stampa, in prima pagina, pone in  evidenza il tempo ridotto, per effettuare, in treno, il tragitto Torino-Milano e viceversa. <strong>&#8220;Rivoluzione dell&#8217;alta velocità&#8221;</strong>, <strong>Torino -Milano in 55&#8242;</strong> (Marzolla, Minetti e Salvaggiulo). Incuriosito dall&#8217;articolo, fisso l&#8217;attenzione alle pagine successive, 10 e 11. &#8220;Torino-Milano la nuova vita ad alta velocità&#8221;. Proprio mentre leggo, il treno &#8220;dei pendolari&#8221;, quello da me utilizzato,  (e dall<a href="http://romanoborrelli.files.wordpress.com/2009/10/ritardo_treno.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2596" title="ritardo_treno" src="http://romanoborrelli.files.wordpress.com/2009/10/ritardo_treno.jpg?w=225&#038;h=300" alt="ritardo_treno" width="225" height="300" /></a>a maggior parte dei percettori di reddito fisso da meno di mille euro al mese, precari) è annunciato con 15 minuti di ritardo. Che a Chivasso diventano 5. Ma ad Ivrea superano i 20 minuti. Ritardo. Per alcuni da recuperare. Per altri non retribuito.  Che moltiplicato per un anno fanno una cifra enorme. Eppure, la lettura del  quotidiano sembrava essere di buon auspicio. <strong>Per i &#8220;detentori di denaro&#8221;</strong>.  Personalmente, la questione treni, credo sia un recupero della versione  &#8220;prime e seconde classi&#8221;. Con materiale differente. Una prima,  (classe),  identificata con treni veloci, puliti, capaci di ogni comfort, per ricchi, ovvero le frecce rosse;  una seconda, per poveri, penalizzati, come sempre. Una nuova riedizione del  &#8220;fast&#8221; contro &#8220;slow&#8221; degli anni &#8216;80. Solo che lo slow, ora, non è scelto, ma imposto. Ritardo &#8220;tutto compreso&#8221;, con cambio di motrice a Chivasso, e perdita tempo, con viaggio  a binario unico, con <strong>ferroviere che scende per &#8220;girare la chiavetta di una macchinetta&#8221;</strong> onde permettere il passaggio all&#8217;incrocio, comprese le porte non funzionanti, come questa mattina, come tante altre mattine. E con la nebbia, poco  paesaggio da ammirare. Per questi motivi: slow. Certo come affermava un professore,  gran sostenitore della TAV, <strong>&#8220;l&#8217;alta velocità porta posti di lavoro&#8221;</strong>, a quali costi, e a che condizioni non importa.  Bisogna, per lui, farla. E non importava, a lui, e a quanti ragionano  come lui, se si &#8220;sventra una montagna&#8221;.  <strong>Oggi, tutti i fautori del capitale ragionano in &#8220;just in time&#8221;</strong>: solo per l&#8217;alta velocità o per il ponte sullo Stretto, questo ragionamento perde senso. Non importa se non si riesce a calcolare il traffico merci fra 15 o venti anni; non importa se tutti questi costi hanno il vantaggio di far arrivare un cesto di banane due ore prima da una città ad un&#8217;altra, magari prodotte in quest&#8217;ultima. E non importa se alcune zone sono prive dei diritti elementari, come quello di una casa, decente, sicura. <strong>Il capitale prima di ogni cosa</strong>. E pensando a queste cose, lungo la tratta Chivasso -Ivrea, <strong>a binario unico</strong>, con ritardi quasi quotidiani, osservavo fuori dal finestrino del treno una fabbrica di &#8220;traversine in cemento&#8221;: dove andranno a finire? su quali binari e per dove? e perché non qui, su questa linea? Forse perché su questa linea viaggiano, per la maggior parte percettori di reddito fisso a meno di mille euro, o intorno a tal cifra, al mese e per giunta precari? studenti universitari? o perché su quel territorio lavorano &#8220;operatori di call-center diventati oggi, per protesta, lavavetri?&#8221; (volantino distribuito, oggi, ad Ivrea da alcui dipendenti Phonemedia-Omega). Su questo tema, anche Liberazione di oggi se ne è occupata: &#8220;Phonemedia-Omega: sciopero ad oltranza da nord a sud&#8221;, di <em>Daniele Nalbone </em>a pagina 5). Il volantino afferma: &#8220;<strong>Dopo quasi tre mesi senza stipendi, attesi con pazienza in considerazione dell&#8217;imperversare della crisi, i lavoratori della Phonemedia hanno deciso di scendere in piazza&#8230;</strong>&#8220;. Per il momento, esprimo rabbia, per la condizione di viaggiatore pendolare che perde più&#8217; di tre ore al giorno, tolte al sonno, allo studio, alle passioni personali, come la politica o agli affetti, ma,  nel contempo esprimo la massima solidarietà ai lavoratori inventatisi &#8220;lavavetri&#8221; per un giorno. Invito a guardare oltre la meravigliosa nuova stazione sotterranea di Torino Porta Susa: <strong>da Chivasso a Ivrea si &#8220;cammina a vista&#8221;.</strong></p>
<p>(se i lavoratori Phonemedia vogliono continuare a raccontare e rendere visibili le loro storie, ben vengano).</p>
<p><a href="http://romanoborrelli.files.wordpress.com/2009/10/ivrea-manifestazione-lavoratori1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2598" title="ivrea-manifestazione-lavoratori" src="http://romanoborrelli.files.wordpress.com/2009/10/ivrea-manifestazione-lavoratori1.jpg?w=225&#038;h=300" alt="ivrea-manifestazione-lavoratori" width="225" height="300" /></a></p>
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		<title>Dante De Angelis tornerà a guidare un treno</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 22:45:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Romano Borrelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Torino. Stazione di Porta Susa. Sotterranea, da alcuni giorni. Come tutte le mattine, attendiamo, io, l'amico Daniele, e moltissimi altri, il nostro treno, quotidiano.  Un'ora e un quarto sulla carta, che diventa molto di più a fine corsa. Treni malandati. Binario unico. Ferroviere che scende a "spostare una chiavetta" in alcune stazioni, dove "esiste un incrocio".Treni che, oggi a Porta Nuova, bisogna farsi aprire la porta dall'esterno per non rimanere sequestrati sul treno<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=romanoborrelli.wordpress.com&blog=5781710&post=2589&subd=romanoborrelli&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Torino. Stazione di Porta Susa. Sotterranea, da alcuni giorni. Come tutte le mattine, attendiamo, io, l&#8217;amico Daniele, e moltissimi altri, il nostro treno, quotidiano.  Un&#8217;ora e un quarto sulla carta, che diventa molto di più a fine corsa. Treni malandati. Binario unico. Ferroviere che scende a &#8220;spostare una chiavetta&#8221; in alcune stazioni, dove &#8220;esiste un incrocio&#8221;. Treni che, oggi a Porta Nuova, bisogna farsi aprire la porta dall&#8217;esterno per non rimanere sequestrati, e in preda al panico, sul treno. Quasi tre ore al giorno perse sui treni.  A leggere, quando si riesce. Altri passeggeri, invece,  preferiscono discutere sul probabile &#8220;taglio dell&#8217;Irap&#8221;, dimenticando di pensare che in tal modo verrà tagliata qualche &#8220;altra voce &#8220;. Sanità? Altri ancora discutono  dei politici, del loro lauto guadagno mensile, sproporzionato rispetto ai comuni mortali. Soldi pubblici che, penso io, andrebbero spesi con rispetto, dato che i percettori di reddito fisso,  i mille euro, al mese, non li vedono. Poi, nel caso mio, di Daniele,  e di molti altri che annoverano due scioperi nel mese di ottobre&#8230;.La preoccupazione più grande, per quanto mi riguarda, è che certi atteggiamenti possano portare alla &#8220;disaffezione politica&#8221;, vanificando così grandi slanci, costati sacrifici, come quello mio, di Daniele, e di chi crede che un altro mondo è davvero possibile. Poco risalto mediatico allo sciopero, bassa partecipazione, disaffezione politica e <strong>poca presenza in Tv</strong> da parte di forze politiche quali quelle della <strong>federazione comunista</strong> sono fonti di preoccupazioni. Stato di smarrimento sul che cosa è la politica, quando, arrivato sul posto di lavoro, sento &#8220;magnificare&#8221; l&#8217;alta velocità &#8220;perché capace di creare posti di lavoro&#8221;, senza aver capito le reali conseguenze che tutto cio&#8217; comporterebbe. Raddoppiare la linea ferroviaria utilizzata tutte le mattine non creerebbe posti di lavoro? Evitare al ferroviere di scendere dal treno &#8220;per girare la chiavetta&#8221; non sarebbe meglio? Eppure, la gente rimane a bocca aperta sentendo dire che &#8220;finalmente l&#8217;alta velocità, in Italia, è un dato di fatto, da domani&#8221;. Da domani, chi avrà i soldi, potrà viaggiare da Milano a Roma in poche ore. Chi viaggiava su un unico binaario ieri, continuerà a viaggiare su di un unico binario ancora domani. Una notizia positiva, invece, è stata la vittoria di <strong>Dante De Angelis</strong>, il macchinista licenziato più di un anno fa dalle Fs dopo che aveva denunciato la carenza di sicurezza sui treni eurostar&#8221;. (Liberazione, martedì 27 ottobre 2009, pag. 19). Dante De Angelis, finalmente e giustamente, tornerà a guidare un treno.</p>
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		<title>Assalti Frontali &#8211; &#8220;IL RAP DI ENEA&#8221; videoclip &#8211; 2009</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Oct 2009 21:30:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Romano Borrelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[mondo della scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Assalti Frontali]]></category>
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		<category><![CDATA[rap di enea]]></category>

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		<description><![CDATA[La canzone Il rap di Enea', scritta durante la mobilitazione dell'autunno scorso contro la riforma Gelmini è diventata un video. "Per il nuovo anno scolastico 2009-2010 la lotta continua e siamo qui di nuovo a far sentire la nostra voce con tutti i mezzi"

Al centro della clip i rapporto tra la classe di governo e il futuro dei bambini. Ma questa volta, i ruoli sono capovolti: i maestri sono i bambini e gli esaminandi adulti sono convocati d'urgenza e sottoposti a un'interrogazione-verità su argomenti che riguardano le nuove generazioni: scuola, ambiente, ricerca, lavoro e diritti dei più piccoli.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=romanoborrelli.wordpress.com&blog=5781710&post=2587&subd=romanoborrelli&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://romanoborrelli.wordpress.com/2009/10/24/assalti-frontali-il-rap-di-enea-videoclip-2009/"><img src="http://img.youtube.com/vi/syvAW_9jJro/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p>La canzone Il rap di Enea, scritta durante la mobilitazione dell&#8217;autunno scorso contro la riforma Gelmini è diventata un video. <strong>&#8220;Per il nuovo anno scolastico 2009-2010 la lotta continua e siamo qui di nuovo a far sentire la nostra voce con tutti i mezzi&#8221;</strong></p>
<p>Al centro della clip i rapporto tra la classe di governo e il futuro dei bambini. Ma questa volta, i ruoli sono capovolti: i maestri sono i bambini e gli esaminandi adulti sono convocati d&#8217;urgenza e sottoposti a un&#8217;interrogazione-verità su argomenti che riguardano le nuove generazioni: scuola, ambiente, ricerca, lavoro e diritti dei più piccoli. E, neanche a dirlo, alcuni alunni di questa classe speciale hanno nomi che evocano personaggi pubblici del nostro paese. C&#8217;è Mario Stella, Giulio Duemonti, Gianni Letto, Dolores Muratti, Lando Fioroni, Valentina Arpìa.</p>
<p>Una scuola sempre più povera &#8211; anche i gessetti devono essere usati con parsimonia -, nella quale gli alunni sono totalmente impreparati e i bimbi-maestri molto preoccupati per il loro avvenire. Alla fine arriva il giudizio sulla Gemini-Tremonti: Non ammessa.</p>
<p>Il video è girato dal giovane regista Marcello Saurino (vincitore dell&#8217;ultimo MarteLive &#8211; sezione video) insieme agli Assalti Frontali all&#8217;interno della scuola Iqbal Masih di Roma. Il video vede la partecipazione di molti bambini della scuola elementare Iqbal Masih che, oltre a lottare in difesa della loro scuola, si sono trasformati in attori.</p>
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		<title>La rossa passa col rosso</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 15:44:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Romano Borrelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appuntamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni Quotidiane]]></category>
		<category><![CDATA[Come non pagare le multe]]></category>
		<category><![CDATA[Mariastella Gelmini]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Bernardo]]></category>
		<category><![CDATA[Michela Vittoria Brambilla]]></category>
		<category><![CDATA[Ministro Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[pdl]]></category>
		<category><![CDATA[Pietro Lunardi]]></category>
		<category><![CDATA[Semaforo rosso]]></category>

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		<description><![CDATA[I semafori non contano, gli autovelox possono aspettare, l'ecopass non li riguarda: tanto la multa non si paga. E non si paga nemmeno l'auto: è tutto a carico dei contribuenti. Alla Prefettura di Milano, un tempo capitale morale, si sono abituati alle istanze di parlamentari e ministri per chiedere l'annullamento delle sanzioni.

Da Michela Vittoria Brambilla a Mariastella Gelmini, dall'onorevole pdl Maurizio Bernardo a Pietro Lunardi: basta una lettera su carta intestata per far sparire tutto. E magari, dietro quella multa c'è altro. Ad esempio il caso della Brambilla, che ha fatto spendere 500 euro al giorno per noleggiare una Mercedes con autista, incaricata di accompagnarla da casa al lavoro, 80 chilometri in tutto. A rivelarlo è una multa per un semaforo non rispettato presa a Milano il 19 febbraio scorso e prontamente cestinata "per motivi istituzionali".<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=romanoborrelli.wordpress.com&blog=5781710&post=2581&subd=romanoborrelli&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>La rossa passa col rosso</strong><br />
di Thomas Mackinson</p>
<p><strong>Autovelox, semafori: i ministri li ignorano. Così Gelmini e Lunardi si fanno togliere le multe. E anche la Brambilla che noleggia pure Mercedes con autista a spese nostre</strong></p>
<div id="attachment_2582" class="wp-caption alignleft" style="width: 219px"><a href="http://romanoborrelli.files.wordpress.com/2009/10/michela-brambilla-ministro-turismo.jpg"><img class="size-full wp-image-2582" title="michela-brambilla-ministro-turismo" src="http://romanoborrelli.files.wordpress.com/2009/10/michela-brambilla-ministro-turismo.jpg?w=209&#038;h=300" alt="Michela Vittoria Brambilla ministro del turismo" width="209" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Michela Vittoria Brambilla ministro del turismo</p></div>
<p>I semafori non contano, gli autovelox possono aspettare, l&#8217;ecopass non li riguarda: tanto la multa non si paga. E non si paga nemmeno l&#8217;auto: è tutto a carico dei contribuenti. Alla Prefettura di Milano, un tempo capitale morale, si sono abituati alle istanze di parlamentari e ministri per chiedere l&#8217;annullamento delle sanzioni.</p>
<p>Da <strong>Michela Vittoria Brambilla</strong> a <strong>Mariastella Gelmini</strong>, dall&#8217;onorevole pdl <strong>Maurizio Bernardo</strong> a <strong>Pietro Lunardi</strong>: basta una lettera su carta intestata per far sparire tutto. E magari, dietro quella multa c&#8217;è altro. Ad esempio il caso della Brambilla, che ha fatto spendere 500 euro al giorno per noleggiare una Mercedes con autista, incaricata di accompagnarla da casa al lavoro, 80 chilometri in tutto. A rivelarlo è una multa per un semaforo non rispettato presa a Milano il 19 febbraio scorso e prontamente cestinata &#8220;per motivi istituzionali&#8221;.</p>
<p>Il verbale viene notificato qualche mese più tardi al titolare della concessionaria che ricorre al prefetto, chiedendo l&#8217;annullamento: &#8220;La vettura è adibita al trasporto dell&#8217;onorevole Brambilla&#8221;. Per dimostrarlo allega copia della fattura e del contratto di servizio con la prefettura di Lecco. Da questi documenti emerge il costo per il contribuente: l&#8217;auto è rimasta a disposizione di MVB per 19 ore consecutive, i chilometri percorsi sono stati 210 in più rispetto al pattuito e alla consegna il conto è di 530 euro per un solo giorno. A farsi condonare le multe ci provano davvero tutti. Maurizio Bernardo, il deputato del Pdl che tra mille polemiche ha riscritto le regole della magistratura contabile in senso restrittivo, ha sfruttato il suo status per evitare una multa da 74 euro. L&#8217;onorevole, nato a Palermo ma eletto in Lombardia, a febbraio ha percorso in motorino la via di casa riservata ai bus: ma quando è arrivata la notifica dell&#8217;infrazione, ha chiesto di non pagare &#8220;in qualità di parlamentare lombardo e titolare di pass rilasciato dal Comune che autorizza a transitare nelle corsie preferenziali e nelle Ztl&#8221;.</p>
<p>Peccato che i pass valgano solo per le auto e non siano nominali ma legati sempre alla targa. E non si è ancora visto uno scooter di Stato&#8230; Il ministro Mariastella Gelmini invece passava sul cavalcavia Monteceneri a cento all&#8217;ora a bordo della sua Bmw. Difficile farla franca. Il viale è telecontrollato e falcidia migliaia di milanesi. E infatti il 24 ottobre 2008 il ministro riceve il suo verbale. La Gelmini prende carta intestata e scrive al prefetto. Nella comunicazione adduce &#8220;<strong>impegni istituzionali improrogabili</strong>&#8221; e la multa è già un ricordo. Solo qualche mese prima era toccato al padre della patente a punti, l&#8217;ex ministro Pietro Lunardi.</p>
<p>Stavolta l&#8217;immunità è pretesa per un divieto di sosta da <strong>36 euro</strong>. Il 5 marzo 2008, in piena campagna elettorale, la sua auto viene multata perché staziona senza autorizzazione in un parcheggio destinato ai residenti. Lunardi impugna la solita carta intestata alla Camera e fa battere il seguente testo per il prefetto: &#8220;Il sottoscritto in carica per la XVI Legislatura, fa presente che l&#8217;auto veniva da lui utilizzata ed era in possesso di regolare permesso di libera sosta nel Comune di Milano&#8221;. Ma libera sosta non significa lasciare l&#8217;auto nel posto riservato ad altri cittadini.</p>
<p>(15 ottobre 2009)</p>
<p>Fonte. L&#8217;Espresso: http://espresso.repubblica.it</p>
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		<title>&#8220;Io siamo, 10 e lodo&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 15:10:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Romano Borrelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA["I metalmeccanici non abbassano la testa", questo era il grido di un operaio, venerdì. "Fermiamoli" era  lo striscione indicativo di una volontà di ripresa. Del proprio destino. Del proprio futuro. Insieme ai metalmeccanici, altri, lavoratori del pubblico impiego e scuola. Fra questi, noi, io e l'amico Daniele. Un giorno in più, di lavoro, per poter pagare il biglietto del treno, che non contempla i ritardi. quasi quotidiani.<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=romanoborrelli.wordpress.com&blog=5781710&post=2572&subd=romanoborrelli&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>&#8220;<strong>I metalmeccanici non abbassano la testa</strong>&#8220;, questo era il grido di un operaio, venerdì. &#8220;Fermiamoli&#8221; era  lo striscione indicativo di una volontà di ripresa. Del proprio destino. Del proprio futuro. Insieme ai metalmeccanici, altri, lavoratori del pubblico impiego e scuola. Fra questi, noi, io e l&#8217;amico Daniele. Un giorno in più, di lavoro, per poter pagare il biglietto del treno, che non contempla i ritardi, quasi quotidiani. Non saranno certo i soldi di una giornata di sciopero a modificare il nostro destino. Ma almeno le idee, quelle, non le vendiamo e in un mondo dove <strong>tutto è in vendita</strong> non è cosa da poco. &#8220;In 250 mila per il lavoro: stop ai licenziamenti&#8221;, titolava Liberazione di venerdì, a pagina 2 (articolo di Federico Gamberini). &#8220;Fabbriche vuote, piazze piene: 250 mila metalmeccanici manifestano da Milano a Palermo. Riesce lo sciopero proclamato dalla Fiom contro il &#8220;contratto dimezzato&#8221;, per il blocco dei licenziamenti e la democrazia in fabbrica. &#8220;Vogliamo votare piattaforme e accordi&#8221;. A Roma operai e studenti protestano davanti alla Rai contro il silenzio dei media&#8221;, titolava il Manifesto della stessa giornata. (articolo di Antonio Sciotto). Sì, non solo tute blu, ma anche ragazzi, studenti, lavoratori della scuola. E tra questi, noi. Quotidianamente cerchiamo di ricordarci a vicende le nostre radici, la nostra provenienza. Quotidianamente siamo vicini, come possiamo, agli operai, a chi è in cig, a chi è in mobilità, a chi il lavoro lo ha perso. Stiamo un pochino meglio, forse, anche se non troppo. Con le nostre nomine annuali, con uno stipendio che non vede mai i &#8220;mille&#8221;, e a questi dobbiamo decurtare il prezzo del treno, &#8220;per la nostra gita quotidiana&#8221;.  Senza mensa, senza nessun tipo di rimborso. Con gli occhi assonnati, come voi, che avete scioperato venerdì, e per questo, ci siamo uniti a voi, anche se, eravamo davvero pochi. &#8220;Perché aderisci allo sciopero?&#8221; era la domanda ossessiva che ci veniva posta. Perché fino a quando qualcuno continua a crederci davvero, in una prospettiva, in un cambiamento per tutti, bhe, allora <strong>un altro mondo è possibile</strong>. Sono belle giornate, queste, di solidarietà, dove noi, abbiamo cercato di lasciare la nostra &#8220;tranquillità&#8221; dei &#8220;mai mille euro&#8221; per essere più vicini a voi, per non farci inglobare dall&#8217;individualismo. Sono giorni in cui anche i grandi sono finalmente più vicini a noi. <strong>Una costituzione sempre da difendere, da tutelare, da ricordare, da studiare e da ripassare</strong>. A tutti i partecipanti delle manifestazioni di venerdì, un bel dieci e lodo.</p>
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